COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






mercoledì 25 maggio 2016

Terra dei fuochi anche in Sicilia? Carabinieri alla Italcementi di Isola delle Femmine ITALCEMENTI CEMENTIFICIO DI ISOLA DELLE FEMMINE , IL “GIALLO” DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

CRONACA

Terra dei Fuochi, 250mila tonnellate rifiuti smaltiti illegalmente - VIDEO


Napoli -  Un mix di rifiuti e pozzolana per fabbricare mattoni e rivenderli. E' l'ultima scopertra dei carabinieri del Noe di Caserta nell'ambito dell'inchiesta sullo smaltimento illegale dei rifiuti nella Terra dei Fuochi. Circa 250mila tonnellate di rifiuti sono state sotterrate nelle due cave di Giugliano, conosciute con il nome di San Severino e Neos e non sottoposte ai processi di separazione, vagliatura e macinazione come previsto dalla legge, peraltro in una zona ad alto rischio idraulico. 
Il gip di Napoli ha emesso 18 misure cautelari, di cui 14 domiciliari e 4 obblighi di dimora. Le due cave e alcuni stabilimenti sono stati sequestrati. Ma questa volta le perquisizioni sono state estese a molte regioni italiane tra cui la Sicilia (Catania, Isola delle Femmine) la Puglia (Foggia) e la Lombardia (Bergamo). I rifiuti sotterrati nelle cave di Giugliano provenivano da tutta Italia. Il reato contestato agli indagati che in totale sono 39 è quello di traffico di rifiuti in concorso. L'area interessata all'illecito smaltimento è compresa tra i comuni di Quarto, Bacoli e Giugliano, nel Napoletano, area ricadente all'interno della cosiddetta Terra dei Fuochi.

Dalle indagini è emerso inoltre che nella cava di Neos venivano mischiati i rifiuti delle demolizioni con la pozzolana, e il mix era rivenduto ad una ditta di Caserta, produttrice di laterizi e cemento. E da intercettazioni telefoniche è emerso che i mattoni dell'impresa Moccia sono particolarmente fragili.
Traffici illeciti anche a Quarto, dai lavori di ripulitura dell'alveo di via Cirillo è emerso che sono stati smaltiti rifiuti speciali non pericolosi, lasciati sulle sponde del canale e nei terreni circostanti e ricoperti con terreno vegetale che, però, con le piogge è franato. Alcuni rifiuti erano stati nascosti nella vasca di laminazione dell'alveo, proprio nel luogo da cui erano stati rimossi, causando così l'ostruzione del flusso delle acque.
Tra i destinatari delle 14 misure cautelari  ci sono Toni Gattola, titolare di una società di consulenza ambientale (Omega Srl), e tre componenti della famiglia Liccardi, titolari di una società edile (Eu.Sa.Edilizia Srl), nonché i titolari della San Severino ricomposizioni ambientali (Massimo Capuano, Enrico Micillo, Gennaro Pianura), il titolare della societa' Te.Vin Srl (Crescenzo Catogno), e quelli della Neos (Biagio Illiano, Antonio e Luigi Carannante), insieme a collaboratori e dipendenti delle società coinvolte nell'indagine. (AGI) 

Terra dei fuochi anche in Sicilia?  Carabinieri alla Italcementi di Isola delle Femmine 


SU DISPOSIZIONE DELLA PROCURA DI NAPOLI  

di Manlio Viola e Ignazio Marchese



Una perquisizione è in corso alla Italcementi di Isola delle Femmine nel palermitano da parte dei carabinieri del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico, su disposizione della procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli
L’inchiesta che ha portato a numerose perquisizioni in tutta Italia è quella sulla ‘terra dei fuochi’. n Sicilia sono due le operazioni in corso, una a Isola delle femmine l’altra nel catanese.
Quello dei rifiuti stoccati nei cementifici o degli scarti di lavorazione dei cementisono stati argomenti al centro della polemica politica dell’ultimo anno. Sull’Italcementi sono numerose le interrogazioni dei Cinque Stelle sia all’Ars che a livello nazionale anche su altri aspetti dell’attività. L’azienda ha sempre risposto che tutte le procedure di legge sono regolarmente seguite nei processi produttivi
Non è noto cosa cerchino i militari in base alla delega della procura. l’azienda potrebbe essere esclusivamente depositaria di documentazione necessaria all’inchiesta
Non si conoscono gli esiti della perquisizione i cui risultati saranno comunicati dai carabinieri direttamente alla procura di Napoli.

http://palermo.blogsicilia.it/terra-dei-fuochi-anche-in-sicilia-carabinieri-alla-italcementi-di-isola/339851/



ITALCEMENTI CEMENTIFICIO DI ISOLA DELLE FEMMINE , IL “GIALLO”  DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE IMPOSSIBILE

17 dicembre 2014

L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente avrebbe rilasciato il Via-Vas ad Italcementi, con la firma di un dirigente che non aveva titolo per farlo. La denuncia del Comitato cittadino e dell’eurodeputato grillino Corrao, che ha portato la vicenda a Bruxelles

di Paolo Patania

Può uno dei più grandi cementifici siciliani operare, per ben sei anni, con un’autorizzazione rilasciata da un dirigente regionale che non aveva titoli per firmare l’atto? Stando a quello che si legge in un documento del “Comitato cittadino Isola pulita”, sembrerebbe di sì. Di più: sembra che Bruxelles, nei giorni scorsi, abbia acceso i riflettori sul cementificio di Isola delle Femmine partendo proprio dai fatti raccontati nel documento dal quale ha preso spunto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, che su questa storia sta conducendo una battaglia politica. Le carte sono state peraltro inviate a Regione, carabinieri e magistratura.
Nella relazione del “Comitato cittadino Isola pulita” c’è scritto che il decreto del responsabile del Servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente che ha rilasciato l’Autorizzazione integrale ambientale (Aia) alla cementeria di Isola delle Femmine sarebbe nullo. Il riferimento è al “Drs 683 del 18 luglio 2008”. Questo perché Drs – sigla che sta per Dirigente responsabile del servizio – ha emanato un’autorizzazione “da soggetto che non ne aveva titolo”.
Nel mirino finisce l’ingegner Vincenzo Sansone, firmatario del provvedimento, che a quella data “non era di fatto il dirigente responsabile del servizio Via-Vas”. Il riferimento è al servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente che rilascia la Valutazione di impatto ambientale (Via) e la Valutazione ambientale strategica (Vas). E qui c’è il primo passaggio strano di questa vicenda: il decreto del dirigente generale che nomina Sansone dirigente del servizio Via Vas risale al 17 dicembre 2008. Quindi quando lo stesso Sansone ha rilasciato l’autorizzazione all’Italcementi – e cioè  cinque mesi prima – non era dirigente del servizio Via-Vas. La nomina di Sansone, stando alle date, sarebbe addirittura a “sanatoria” del periodo pregresso, e quindi retroattiva. In pratica, stando a quanto si legge in questo documento, l’ingegnere Sansone viene nominato responsabile del Servizio Via-Vas cinque mesi dopo aver rilasciato l’Autorizzazione integrale ambientale alla cementeria di Isola delle Femmine.
Nel documento si legge che il dirigente generale dell’epoca dell’assessorato al Territorio, Pietro Tolomeo, fa riferimento “alla nota a sua firma, Dta n. 17818 del 29 febbraio 2008, con la quale avrebbe affidato all’ingegnere Sansone l’incarico di responsabile del Servizio”. Punto, questo, che viene contestato nel documento del Comitato di Isola delle Femmine: “È persino superfluo evidenziare che l’affidamento (o attribuzione) di un incarico dirigenziale non può avvenire con una semplice nota, ma esclusivamente con un apposito provvedimento. Altrettanto dicasi nel caso di proroga, in quanto, per la gerarchia degli atti amministrativi, può avvenire con un provvedimento di pari livello della precedente attribuzione, giammai con una nota”.
La nomina di Sansone, secondo il documento, sarebbe irregolare “e, di conseguenza, priva di ogni efficacia amministrativa”. E avrebbe anche violato il contratto collettivo di lavoro dell’area della dirigenza regionale. “In ogni caso – si legge sempre nel documento – l’ingegnere Sansone, alla data di emanazione del Drs n. 693, il 17 luglio 2008, non aveva il titolo, né il potere occorrenti a formalizzare il provvedimento dell’Aia”.
Fine dei problemi? Non esattamente. Nel documento si parla anche di collaudi e prescrizioniche riguarderebbero lo stesso cementificio di Isola delle Femmine. E di obblighi. Il cementificio avrebbe dovuto procedere “entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione (da parte dell’assessorato al Territorio e Ambiente, ndr), alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle migliori tecnologie disponibili previste per il settore del cemento…”. “Tuttavia, alla scadenza dei 24 mesi – si legge sempre nel documento – risulta che nessuna delle autorità preposte si è premurata di adempiere agli obblighi discendenti dalle prescrizioni di propria competenza contenute nel Drs n. 693 al fine di rendere definitiva o meno l’autorizzazione”.
Il 9 giugno del 2011, cioè con tre anni di ritardo, l’assessorato al Territorio e Ambiente riconoscendo che “il decreto prevedeva condizioni e prescrizioni da attuare con scadenze temporali…da effettuarsi entro 24 mesi dalla data di rilascio…”, teneva la riunione di un tavolo tecnico “al fine di verificare se la società Italcementi ha provveduto a dare corso alla attuazione delle prescrizioni contenute nel Decreto di riferimento”.
Dalla lettura del verbale risulta che, ad eccezione della Italcementi che dichiara di operare nel rispetto delle prescrizioni previste dall’autorizzazione, “inspiegabilmente nessuna delle autorità competenti alle verifiche si pronuncia nel merito” degli interventi strutturali. La discussione viene limitata “solo ad alcuni aspetti relativi al monitoraggio delle emissioni ed al posizionamento delle centraline di rilevamento degli inquinanti” “Da allora ad oggi – si legge sempre nel documento – cioè a distanza di sei anni, la situazione, come risulta agli atti, è rimasta del tutto invariata: ai rilievi di nullità del provvedimento si somma anche la mancanza divalidità di merito, in quanto nulla è dato a sapere circa il rispetto di tutte le prescrizioni che avrebbero dovuto essere rispettate dall’Italcementi nei termini di 24 mesi dalla data di emanazione dell’autorizzazione”.




Italcementi Isola delle Femmine ottiene L'autorizzazione Integrata Ambientale con decreto 693 18 luglio 2008 con tutta un serie di prescrizioni che in caso di inottemperanza l'atto Autorizzativo sarebbe decaduto.

In base alla documentazione in possesso dal Comitato Cittadino Isola Pulita Alcune fra le piu' importanti prescrizioni non sarebbero state ottemperate quindi: L' A.I.A. DECRETO 693 18 LUGLIO 2008 SAREBBE DECADUTO SIN DALL'ANNO 2010

Nel gennaio 2014 la Italcementi di Isola delle Femmine avanza richiesta di "RINNOVO" dell'A.I.A. 

il procedimento iniziatosi nel luglio 2014 non si è ancora concluso i documenti presentati dalla Italcementi a parere del Servizio 1 VIA VAS, che ha diffidato per ben 2 volte la Italcementi a presentare il Progetto di Revamping. 

Sembrerebbe che  ad oggi la Italcementi di Isola delle Femmine non abbia presentata alcuna istanza relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale così come da normativa giurisprudenziale della Corte Costituzionale.


SCADUTI I TEMPI DELLA DIFFIDA ALLA ITALCEMENTI 




Il  giorno 24 febbraio 2016 protocollo 11929, è la data di invio della DIFFIDA, da parte del Servizio 1 VIA VAS Assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia, alla Italcementi di Isola delle Femmine a provvedere nel termine di 45 giorni a presentare il progetto per la concessione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale

Il Servizio 1 VIA VAS dell'Assessorato Territorio Ambiente con protocollo 47711 del 19 ottobre 2015 aveva DIFFIDATO la Italcementi  " presentare, entro 30 Giorni  dal ricevimento della presente il progetto definitivo di revamping dell'impianto e contestuale istanza di valutazione di  Impatto Ambientale ai sensi dell'art. 23 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. e di Valutazione di Incidenza ,nonchè l'aggiornamento di tutte le informazioni di cui all'art. 29-ter, comma 1 del più volte citato D.Lgs 152/2006 e s.m.i. per il riesame dell'Autorizzazione di che trattasi......

ad OGGI ?????????????????????????????

PRESO ATTO 
che il gestore dell’impianto in oggetto non ha ottemperato alla trasmissione dei documenti integrativi o dei chiarimenti richiesti dalle amministrazioni competenti in materia ambientale e coinvolti nel presente procedimento, secondo tempi e modalità indicati nelle predette richieste,  

Di procedere alla conclusione del procedimento de quo allo stato degli atti, ai sensi dell’art. 2, comma 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, per improcedibilità della domanda ed all’archiviazione della documentazione relativa all’istanza sopra richiamata, presentata dalla ditta  s.r.l. per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale per attività industriale di cui al punto 3.5 dell’Allegato I del D. Lgs. 59/05 (oggi Allegato VIII alla Parte seconda del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.);



VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa


ITALCEMENTI,ISOLA DELLE FEMMINE,RIESAME,RINNOVO,AIA,VIA,VERACE,SERVIZIO 1,PRESCRIZIONI,DECADENZA,ATTO NULLO, SANSONE,TOLOMEO,ZUCCARELLO

SCADUTI I TEMPI DELLA DIFFIDA ALLA ITALCEMENTI SERVIZIO 1 2016 24 FEBB ASSESSORATO AMBIENTE PROTOCOLLO 11929 DIFFIDA ITALCEMENTI ENTRO 45 GIORNI


AIA, ATTO NULLO,CARABINIERI, DECADENZA, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, PRESCRIZIONI, RIESAME, RIFIUTI,RINNOVO, SANSONE, SERVIZIO 1, TERRA DEI FUOCHI, TOLOMEO, VERACE, VIA,ZUCCARELLO ,



Terra dei fuochi anche in Sicilia?  Carabinieri alla Italcementi di Isola delle Femmine ITALCEMENTI CEMENTIFICIO DI ISOLA DELLE FEMMINE , IL “GIALLO”  DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

venerdì 6 maggio 2016

Teleacras - I rifiuti bruciati nei cementifici ?

I rifiuti bruciati nei cementifici ?











Il 31 maggio scade il termine della ennesima emergenza rifiuti in Sicilia, ed è attesa, in mancanza di alternative, una proroga. Nel frattempo, la Regione, assillata dalla saturazione delle discariche, è a lavoro su un piano di smaltimento per risolvere il perenne stato emergenziale. Si tratta di bruciare i rifiuti nei cementifici. In 6 stabilimenti per la produzione di cemento, che sono stati già individuati, i rifiuti potrebbero essere riconvertiti e utilizzati come combustibile. Gli uffici preposti garantiscono sulla sicurezza dell’ operazione, colorandola finanche con il colore verde, “green”, del rispetto dell’ ambiente. 



Così si procede anche in altre regioni di Italia, ad esempio in Abruzzo. 



Del resto non vi sono soluzioni diverse, e il presidente Crocetta ha lanciato l’ allarme sanitario, sollevando il rischio dei cumuli di immondizia in strada. Il ricorso ai cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi intende costruire in Sicilia, ma è un intervento per risolvere velocemente l'emergenza, dati i tempi ristretti, scongiurando la misura costosissima di inviare i rifiuti siciliani all’estero. 



Alla Regione, in assessorato, è stato costituito un “Tavolo di lavoro permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti tra cui il docente universitario a Palermo di Ingegneria ambientale, Gaspare Viviani, e il collega di Diritto amministrativo, Riccardo Ursi. Più nel dettaglio tecnico, il materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia sarà utilizzato come combustibile alternativo ai combustibili fossili negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati. 



I 6 impianti prescelti sarebbero Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), e poi Melilli, Modica, Ragusa e Augusta. Il sistema dei rifiuti in Sicilia si basa sulle strutture private. Le 3 più capienti discariche sono gestite da privati, a Lentini, Siculiana e Motta Sant'Anastasia. 



La Regione è intenzionata a realizzarne altre due pubbliche, a Gela e a Enna. Ecco perché è stato chiesto il commissariamento, ancora senza esito. 





http://www.teleacras.com/home_02/index.php?option=com_content&task=view&id=56585&Itemid=1




Le 2 cementerie di Ragusa e Modica diventeranno delle discariche?

DAL PROSSIMO MESE LE DISCARICHE SICILIANE NON SARANNO PIÙ IN GRADO DI SOPPERIRE ALLE ESIGENZE



Duccio Gennaro 











Le due cementerie della zona industriale di Modica e di Ragusa, entrambe di proprietà della Colacem, sono tra le sei in Sicilia indicate per lo smaltimento dei rifiuti. Il progetto è del governo Crocetta alle prese con l’emergenza rifiuti visto che dal prossimo mese le discariche siciliane non saranno più in grado di raccogliere la quantità dei rifiuti prodotti nell’isola perché sature o inadeguate. Per evitare il trasferimento all’estero dei rifiuti che graverebbe sul bilancio regionale e quindi sulle bollette pagate dagli utenti il Dipartimento regionale Rifiuti sta lavorando all’ipotesi di smaltire l´immondizia preventivamente trattata nelle cementerie. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all´avanguardia. Oltre ai due impianti nel ragusano gli altri quattro si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti «trasformati» in combustibile dopo un passaggio negli impianti di «trattamento meccanico biologico» come quello inaugurato l’anno scorso nella discarica di Bellolampo a Palermo. Il piano di smaltimento dei rifiuti parte dall’idea che i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. «Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili».





«Il combustibile – sottolinea Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell´autorizzazione integrata ambientale basata sull´adozione delle migliori tecniche disponibili». Il progetto del governo regionale è stata subito bocciata dal presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna: «Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l´umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia. Il solo scopo del governo è fare scoppiare un´emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento».


Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: «La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l´unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall´isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione».









NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 



ambientalisti contro il piano della Regione





Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.







Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.




L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.




 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 



"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina



Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  



martedì, 3 maggio 2016



Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)


20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


A2a, ALTECOEN TECNOSERVIZI, AMIA, Bellolampo, CONTRAFATTO, CORTE EUROPEA, CROCETTA, CUFFARO, diossine, EDILPOWER, ELETTROAMBIENTE, EMIT, ENEL, IMPREGILO, INCENERITORI, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, TUMORI, 


ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


A2a, ALTECOEN TECNOSERVIZI, AMIA, Bellolampo, CONTRAFATTO, CORTE EUROPEA, CROCETTA, diossine, DON PALMIRO PRESUTTO, EDILPOWER, ELETTROAMBIENTE, ENEL, IMPREGILO, INCENERITORI, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, TUMORI,



I rifiuti bruciati nei cementifici ?




mercoledì 4 maggio 2016

martedì 3 maggio 2016

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 



ambientalisti contro il piano della Regione



Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.

Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.

L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.




 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 



"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina



Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  



martedì, 3 maggio 2016



Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)


20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


A2a, ALTECOEN TECNOSERVIZI, AMIA, Bellolampo, CORTE EUROPEA, CUFFARO, EDILPOWER, ELETTROAMBIENTE, EMIT, ENEL, CONTRAFATTO, ISOLA DELLE FEMMINE, IMPREGILO, INCENERITORI, ITALCEMENTI, diossine, TUMORI, CROCETTA






ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione