COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






mercoledì 27 maggio 2015

VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO IN SICILIA. TUTTE LE INTERCETTAZIONI DELLA FINANZA



Roma, 27 mag - Dalle prime ore di questa mattina ifinanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria stanno eseguendo 5 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, Ettorina Contino, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi, nell’ambito di una più ampia indagine che vede indagati 28 persone per i reati di scambio elettorale politico-mafioso, corruzione elettorale, peculato, malversazione ai danni dello stato, usura e corruzione.
I provvedimenti restrittivi, richiesti dai pp.mm. Del Bene, Picozzi, Scaletta e Luise, sono stati disposti nei confronti di Antonino Dina, Roberto Clemente, Francesco Mineo, Giuseppe Bevilacqua e Leonardo Gambino, per aver promesso o ricevuto denaro o altre utilità in cambio di voti, per sé o per altri, in occasione delle ultime elezioni di maggio ed ottobre 2012 per il rinnovo, rispettivamente, del Consiglio Comunale di Palermo e dell’Assemblea Regionale Siciliana (A.R.S.).
Le attività investigative traggono origine dall’approfondimento dei legami esistenti tra un politico palermitano, Giuseppe Bevilacqua, ed esponenti della locale criminalità organizzata, con particolare riferimento al mandamento mafioso di "Tommaso Natale", grazie ai quali il primo per sua stessa ammissione - come emerso dalle indagini- già nel 2007 aveva ottenuto la nomina a Consigliere presso la VII Circoscrizione del Comune di Palermo.
L’operazione Agorà, come denominata dalle Fiamme Gialle, ha fatto emergere come in occasione delle consultazioni di maggio 2012 per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo, Bevilacqua, candidato nelle file del partito "Cantiere Popolare", in cambio della promessa di "posti di lavoro" per familiari ed amici suoi "sostenitori", fra cui alcuni nomi storici di mafia, faceva nuovamente ricorso all’illecito scambio ed "appoggio" elettorale.
Bevilacqua, non si è fatto alcuno scrupolo pur di ottenere benefici economici ed elettorali, neanche quando ha fatto ricorso ai prodotti alimentari destinati ai bisognosi. L’uomo politico ha, infatti, indirizzato prima presso la propria segreteria l’attività di distribuzione di generi alimentari forniti dalla fondazione "Banco delle Opere di Carità", per poi prevalentemente destinarla quale merce di scambio per ottenere, in modo criminale, vantaggi economici personali nonché consensi elettorali, da parte degli stessi indigenti che avrebbe dovuto aiutare. Al riguardo, si rappresenta che sono tuttora in corso gli accertamenti finalizzati a consentire la corretta qualificazione giuridica di tale condotta.

Le elezioni comunali non hanno avuto l’esito sperato dal Bevilacqua che, nonostante i 1.114 voti ottenuti, si classificava terzo, e quindi primo dei non eletti del suo partito. Insoddisfatto, le elezioni regionali indette per il successivo mese di ottobre 2012 costituivano per Bevilacqua una ulteriore opportunità per ottenere il seggio al Consiglio comunale. Le indagini, infatti, hanno evidenziato che concludeva un accordo con il collega di partito Roberto Clemente, già vincitore delle precedenti elezioni comunali.

Bevilacqua si impegnava ad appoggiare la candidatura di Clemente, ottenendone in cambio, in caso di elezione all’Assemblea Regionale, l’impegno a dimettersi dalla carica di Consigliere comunale per favorirlo in quanto primo dei non eletti.
Nonostante il successo politico (ben 7.267 voti), Clemente non si dimetteva dal proprio incarico comunale. Sempre durante le stesse consultazioni regionali, Bevilacqua concludeva analoghi accordi criminali con altri due esponenti politici locali, Antonino Dina, detto Nino, e Francesco Mineo – entrambi già Deputati Regionali, il primo dei quali rieletto – interessati, al pari di Clemente, a beneficiare del consistente bacino elettorale del Bevilacqua.

In contropartita, Dina offriva sia denaro, sia utilità consistenti nell’attribuzione di incarichi presso enti pubblici a persone indicate da Bevilacqua, con la precisazione che avrebbero prestato attività lavorativa solo fittiziamente a fronte di una retribuzione reale. Mineo, invece, prometteva l’erogazione di un finanziamento dell’importo di 20.000 euro a favore di un’associazione riconducibile ad un familiare di Bevilacqua. 



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L’ex cuffariano Dina e i sospetti fuori tempo massimo di Crocetta

Un pacchetto di trenta voti venduto per centocinquanta euro: in pratica, 5 euro per ogni preferenza.

LE INTERCETTAZIONI:
 

È uno spaccato di mafia, criminalità e miseria quello che viene fuori dall’ultima indagine del nucleo di Polizia valutaria della Guardia di finanza: agli arresti domiciliari sono finiti tre deputati regionali (due in carica e un ex) dal passato altisonante come Nino Dina, Franco Mineo e Roberto Clemente

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