COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






martedì 1 aprile 2014

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 marzo 2014 Nomina della commissione straordinaria per la provvisoria gestione del comune di Montelepre.

 IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 

 
  Considerato che nel  comune  di  Montelepre  (Palermo)  gli  organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative  del 6 e 7 giugno 2009; 
  Visto il  decreto,  in  data  12  luglio  2013,  con  il  quale  il presidente  della  Regione  siciliana,   ai   sensi   delle   vigenti disposizioni regionali, ha nominato un commissario straordinario  per la  gestione  dell'ente,  in  sostituzione  e  con  le  funzioni  del consiglio comunale, del sindaco e della giunta municipale; 
  Considerato che dall'esito di approfonditi accertamenti sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata, che hanno  esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale; 
  Rilevato,   altresi',   che   la   permeabilita'    dell'ente    ai condizionamenti esterni della criminalita'  organizzata  ha  arrecato grave  pregiudizio  per  gli  interessi  della  collettivita'  e   ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 
  Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione  di  grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario far luogo  allo  scioglimento  del  consiglio  comunale  e disporre  il  conseguente  commissariamento  dell'ente  locale,   per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale; 
  Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 
  Ritenuto, inoltre, di  dare  adeguata  informazione  al  presidente della Regione siciliana; 
  Vista la proposta del Ministro dell'interno, la  cui  relazione  e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 12 marzo 2014, alla quale e' stato debitamente  invitato il presidente della regione siciliana; 
 
                              Decreta: 
 
                               Art. 1 
 
  La gestione del comune di Montelepre (Palermo) e' affidata, per  la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da: 
  dott. Ignazio Portelli, prefetto; 
  dott.ssa Concetta Caruso, viceprefetto; 
  dott. Vito Maurizio La Rocca, funzionario economico finanziario. 

Art. 2 
 
  La commissione straordinaria per la  gestione  dell'ente  esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al sindaco, nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 
    Dato a Roma, addi' 13 marzo 2014 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                         Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri 
 
Al Presidente della Repubblica


   
Il comune di Montelepre (Palermo), i 
cui  organi  elettivi 
sono 
stati rinnovati nelle consultazioni
amministrative del 6 e  7  giugno 
2009, 
presenta  forme  d'ingerenza 
da  parte   della  
criminalita' 
organizzata,   che  
compromettono   la   libera  
determinazione   e 
l'imparzialita' dell'amministrazione,
nonche' il buon andamento ed il 
funzionamento  dei 
servizi,  con  grave 
pregiudizio  per  lo 
stato 
dell'ordine e della sicurezza
pubblica.

   
In  esito  ad 
un  attento  monitoraggio 
svolto  nei   confronti 
dell'ente e ad una complessa
attivita' d'indagine,  che  ha 
portato, 
nell'aprile 2013, all'esecuzione di
trentasette ordinanze di custodia 
cautelare in carcere nei confronti di
altrettante persone indagate, a 
vario titolo, per associazione  di 
stampo  mafioso  ed 
altro,  sono 
emersi  elementi 
su  possibili  infiltrazioni   della  
criminalita' 
organizzata  nell'amministrazione  comunale, 
che  hanno  indotto 
il 
prefetto di Palermo, con decreto  del 
20  agosto  2013,  a 
disporre 
l'accesso presso il comune,  ai 
sensi  dell'art.  1, 
comma  4,  del 
decreto-legge 6 settembre 1982, n.
629,  convertito  dalla 
legge  12 
ottobre 1982, n. 726, per gli
accertamenti di rito.

   
Successivamente, la maggioranza dei consiglieri  comunali 
ed  il 
primo cittadino hanno rassegnato le
proprie dimissioni e con  decreto 
del presidente della Regione
siciliana, in data 12  luglio  2013, 
e' 
stato 
nominato  un  commissario 
straordinario   per   la  
gestione 
dell'ente, in sostituzione e con le
funzioni del consiglio  comunale, 
del 
sindaco  e  della 
giunta  municipale,   fino  
alla   data   di 
effettuazione del previsto rinnovo,
con  le 
elezioni  congiunte  del 
sindaco  e 
del  consiglio  comunale, 
da  tenersi  nel 
primo  turno 
elettorale utile.

   
Al termine delle indagini effettuate, la 
commissione  incaricata 
dell'accesso ha depositato le proprie
conclusioni,  alla  luce 
delle
quali il prefetto, sentito il
comitato provinciale per l'ordine e  la 
sicurezza   pubblica,  
integrato   con   la   
partecipazione    del 
rappresentante della Procura
della  Repubblica  - 
D.D.A.  presso  il 
tribunale di Palermo, ha redatto  l'allegata 
relazione  in  data 
13 
dicembre  2013, 
che  costituisce  parte 
integrante  della  presente 
proposta, in cui si da' atto della
sussistenza di concreti, univoci e 
rilevanti  elementi 
su  collegamenti  diretti 
e   indiretti   degli 
amministratori locali con la
criminalita' organizzata e su  forme  di 
condizionamento degli stessi,
riscontrando, pertanto,  i  presupposti 
per lo scioglimento del consiglio
comunale, ai  sensi  dell'art. 
143 
del decreto legislativo 18 agosto
2000, n. 267.

   
L'inchiesta giudiziaria ha messo in luce il progetto  riguardante 
un vasto piano di  riorganizzazione  territoriale 
di  «Cosa  Nostra» 
relativamente ai mandamenti di San
Giuseppe Jato e Partinico, nel cui 
ambito rientra la consorteria
radicata a Montelepre.

   
Tra i destinatari delle misure cautelaci vi  era 
anche  l'allora 
sindaco dell'ente, ritenuto responsabile
dei reati di  concussione  e 
di estorsione aggravata e continuata,
quest'ultima in concorso con un 
elemento di spicco del clan locale.
Successivamente, il  giudice  per 
le indagini preliminari presso il
tribunale di Palermo ha escluso  la 
sussistenza del  reato 
di  estorsione  ed  ha  mantenuto 
quello  di 
concussione, evidenziando, tuttavia,
nel suo provvedimento  come,  in 
ogni modo, si sia realizzato un  contatto 
tra  l'allora  sindacodi 
Montelepre  ed 
il  citato  capo 
cosca,  al  fine  
di   interferire 
nell'ulteriore pagamento di denaro da
parte dell'imprenditore vittima 
dell'estorsione medesima, che aveva
gia' elargito una somma di denaro per l'esecuzione di alcuni lavori affidati
dall'ente.

   
Il successivo corso delle 
indagini  ha  portato 
all'arresto  di 
sette 
indagati,  ritenuti  organici  
o   contigui   alla  
malavita 
organizzata, tra i quali un
dipendente comunale,  accusato  di 
avere 
concorso nei reati di estorsione e
concussione in parola, parente del 
predetto soggetto controindicato.

   
La commissione d'indagine sottolinea la posizione  di 
preminenza 
assunta dal sodalizio di Montelepre
in  seno 
a  «Cosa  Nostra». 
E', 
inoltre, evidenziata la peculiare
ubicazione geografica  del  comune, 
sito in  una 
zona  collinare  da  tempo 
luogo  di  elezione 
per  i
latitanti, nonche' al  confine 
tra  le  province 
di  Palermo  e  di 
Trapani, che costituiscono centri
nevralgici  per  i 
traffici  della 
criminalita' organizzata di stampo
mafioso.

   
Viene,  altresi',  rimarcata 
la  sostanziale  continuita' 
degli 
organi eletti  nel 
2009  con  la 
precedente  amministrazione.  L'ex 
sindaco era al secondo mandato
consecutivo e ben  dieci  consiglieri, 
nonche' il vice sindaco e quattro
assessori avevano rivestito cariche 
consiliari o assessorili all'interno
della compagine eletta il  12  e 
13 giugno 2004.

   
Gli accertamenti espletati hanno messo 
in  luce  i 
rapporti  di 
parentela  e 
di  affinita',  nonche' 
le  frequentazioni  di 
alcuni 
amministratori e  dipendenti 
con  i  componenti 
dell'organizzazione 
localmente egemone o con soggetti ad
essa collegati.

   
Tra l'altro, un assessore e' affine di 
un  importante  esponente 
della consorteria  mafiosa 
radicata  nel  territorio 
di  un  comune 
confinante con Montelepre.  Parimenti, 
un  consigliere  comunale 
e' 
affine di un collaboratore di
giustizia, che annovera  precedenti  di 
polizia  anche 
per  mafia.  Un 
esponente  di  spicco 
della  locale 
criminalita' organizzata e' padrino
di battesimo  del  figlio 
di  un 
altro 
consigliere  comunale,  il 
quale  anch'egli  ha 
rapporti  di 
affinita' con persone controindicate.

   
Per  quanto  riguarda 
le  frequentazioni  ed 
i  pregiudizievoli 
contatti, assume valore emblematico
un'occasione conviviale, svoltasi 
presso  un  ristorante 
della  zona,  alla 
quale  hanno  partecipato 
esponenti  della 
precedente  compagine  di 
governo  dell'ente,  poi 
rieletti   o  
confermati,   dipendenti    comunali,   
imprenditori, 
professionisti ed elementi contigui
ad ambienti malavitosi.

   
Al riguardo, merita, altresi', evidenziare che ad un  consigliere
comunale e' stato negato il porto
d'armi per uso  sportivo,  a 
causa
della frequentazione di soggetti
controindicati anche  per  fatti 
di
mafia e, per lo stesso motivo, gli e'
stato  imposto  il 
divieto  di
detenzione di armi e munizioni.

   
Anche nei confronti di alcuni esponenti dell'apparato burocratico 
dell'ente e' stata rilevata una fitta
rete di parentele, affinita'  e 
frequentazioni con elementi delle
locali consorterie. In  tal  senso, 
particolarmente significativa e'
la  posizione  del 
gia'  menzionato 
dipendente comunale, arrestato
nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria 
sopra citata, parente  ed 
affine  di  due 
importanti  membri  della 
«famiglia» mafiosa di Montelepre,
entrambi  coinvolti  nell'inchiesta 
suindicata. Con provvedimento del
commissario straordinario regionale

il dipendente in parola e' stato
sospeso d'ufficio dal servizio,  con
decorrenza immediata.

   
Da un punto di vista generale, la conduzione dell'ente  e' 
stata 
connotata dall'assenza di controlli
da parte degli amministratori, da
diffuse irregolarita' e dalla
mancanza di qualsivoglia  attivita'  di 
programmazione e pianificazione,
condizioni queste idonee a veicolare
l'infiltrazione malavitosa.

   
Nello specifico, l'attivita' d'indagine 
ha  preso  in 
esame  la 
documentazione emanata dall'ente,
relativa ai settori  piu'  delicati 
dell'amministrazione,  evidenziando 
le  principali   criticita'  
ed 
illegittimita'.

   
Per   quanto   concerne  
il   settore   dei  
lavori   pubblici, 
tradizionalmente oggetto degli
appetiti delle associazioni  criminali
per 
i  sottesi   interessi  
economici,   sono   state  
riscontrate 
irregolarita' nella composizione
delle commissioni di gara. Sul piano 
delle cautele antimafia, il comune
non ha aderito  al  protocollo 
di 
legalita' «Carlo Alberto Dalla
Chiesa», stipulato il 12 luglio 2005 e 
finalizzato a prevenire i tentativi
di condizionamento mafioso  negli 
appalti. Inoltre, gli organi  di 
governo  dell'ente  non 
hanno  mai 
emanato alcun atto di indirizzo ai
dirigenti, al fine  di  assicurare 
l'esatto adempimento della circolare
31 gennaio 2006, n. 593, con  la 
quale il competente assessorato
regionale ha reso obbligatorio per  i 
comuni l'uso  delle 
clausole  previste  nel 
richiamato  protocollo.
Invero, anche se l'ufficio  tecnico 
ha  generalmente  provveduto 
ad 
inserire le clausole del protocollo
nei bandi e nei  disciplinari  di 
gara, tale inserimento si e' rivelato
puramente  formale,  in 
quanto 
non ha impedito che taluni  lavori 
e  servizi  fossero 
affidati  ad 
imprese controindicate, spesso per il
tramite di subaffidamenti,  sui 
quali l'ente non ha esercitato i
dovuti controlli.

   
In tal senso, una vicenda sintomatica di indebite  cointeressenze 
e' 
quella  inerente   ad  
alcuni   lavori   di  
urbanizzazione   e 
riqualificazione urbana, aggiudicati
ad una societa', i cui  titolari 
presentavano  precedenti 
penali  e  nei 
confronti  della  quale 
la 
prefettura di Palermo aveva emesso un  provvedimento 
di  diniego  al 
rilascio della certificazione
antimafia, ai sensi  dell'art.  10  del 
decreto del Presidente della
Repubblica 3 giugno  1998,  n. 
252,  in 
ragione   dei  
rapporti   di   frequentazione,   collaborazione    e 
cointeressenza dei titolari medesimi
con la criminalita' organizzata.

   
La societa' aggiudicataria ha poi ceduto il ramo d'azienda avente 
ad oggetto l'attivita' di edilizia
pubblica e privata, ivi compresi i 
lavori in questione,  ad 
un'altra  impresa,  il  cui  rappresentante 
legale  e' 
il  coniuge  di 
uno  dei  soci 
della  stessa   societa' 
aggiudicataria  ed 
alle  cui  dipendenze 
hanno  lavorato   soggetti 
controindicati.

   
Diverse  irregolarita'   sono  
state   riscontrate   anche  
con 
riferimento all'affidamento
dell'incarico di progettazione dei lavori 
di realizzazione di un impianto
fotovoltaico integrato a servizio  di 
alcuni uffici comunali. In
adesione  ad  un 
bando  di  finanziamento 
emesso dal competente assessorato
regionale, il comune ha avviato  la 
procedura selettiva, invitando a
partecipare  cinque  professionisti, 
scelti senza alcun riferimento ai
criteri di cui all'art.  57,  comma 
6, del decreto legislativo 12 aprile
2006,  n. 
163,  che  impone 
il 
rispetto  dei 
principi  di  trasparenza, 
concorrenza  e  rotazione.
Successivamente, la giunta,
ritenendo  non  conveniente 
la  proposta 
avanzata dal professionista  prescelto, 
ha  annullato  la 
procedura 
selettiva ed il sindaco ha stabilito
di nominare un  altro  soggetto, 
omettendo  di 
indire  una  nuova 
procedura  ad  evidenza 
pubblica.
Inoltre,  il 
disciplinare  per  il 
conferimento  dell'incarico   di 
progettazione definitiva e di
direzione dei lavori e'  stato  firmato 
dal sindaco, anziche' dal dirigente
del settore lavori pubblici.

   
In esito agli accertamenti svolti, la commissione  d'indagine 
ha 
rilevato che nel corso del 2011
diversi lavori sono  stati  affidati, 
in maniera sistematica e quasi
paritetica, a due imprese, che in piu' 
occasioni sono state le uniche a
presentare un'offerta. I  lavori  in 
parola sono stati affidati alle
imprese citate, pur  in  presenza 
di 
irregolarita' nella documentazione o
nelle dichiarazioni dalle stesse 
presentate.

   
Per entrambe le predette aziende sono 
emerse  controindicazioni.
In particolare, i titolari di una
delle due imprese  sono  legati 
da 
vincoli di parentela con un impiegato
comunale,  da  poco 
andato  in 
pensione, congiunto di  un 
esponente  di  primo 
piano  della  cosca 
locale, coinvolto in  uno 
dei  procedimenti  penali 
di  cui  si  e' 
riferito sopra. Anche il titolare
della seconda impresa e'  risultato 
vicino ad ambienti controindicati, in
quanto e' legato da vincoli  di 
affinita' ad un importante elemento
della consorteria di  Montelepre, 
a sua volta coinvolto nell'inchiesta
giudiziaria di che trattasi.

   
Per quanto  riguarda  le 
anomalie  riscontrate,  la 
commissione 
d'indagine ha, tra l'altro,
accertato  che,  in 
alcune  ipotesi,  il 
comune  ha 
omesso  di  acquisire 
il   certificato   di  
iscrizione 
dell'impresa alla  camera 
di  commercio  ovvero 
la  gara  e' 
stata 
rinviata ad una data successiva
rispetto a quella indicata nel bando, 
senza verbalizzarne le motivazioni e
senza dare conto delle modalita' 
di conservazione dei plichi
contenenti l'offerta e la  documentazione 
presentate  dalle 
ditte  concorrenti.  In  un  caso, 
non  e'  stata 
rinvenuta agli atti la documentazione
relativa  ad  uno 
dei  soci  e 
necessaria  al 
fine  di  espletare 
i  controlli  sul 
possesso  dei 
prescritti requisiti, ex art. 11,
comma 8, del decreto legislativo 12 
aprile 2006, n. 163. In base  alle 
verifiche  effettuate  presso 
il 
protocollo informatico dell'ente, e'
risultato che, a volte, i plichi 
sono stati presi  in 
carico  in  orari 
diversi  rispetto  a 
quelli 
indicati manualmente sugli
stessi  e,  in 
un'occasione,  addirittura 
oltre 
il  limite  temporale 
massimo  previsto  dal 
bando  per   la 
presentazione delle offerte.
Relativamente agli affidamenti presi  in 
esame dalla commissione d'indagine,
il  titolare  di 
una  delle  due 
imprese in questione non ha allegato
alla dichiarazione  sostitutiva, 
resa ai sensi del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 
2000, n. 445, copia fotostatica di un
documento di riconoscimento  in 
corso di validita', per cui l'impresa
avrebbe dovuto  essere  esclusa 
dalla procedura. In alcuni casi, e'
stato, altresi', rilevato che, al 
momento  della 
celebrazione   della   gara  
e   dell'aggiudicazione 
provvisoria, la stessa impresa  risultava 
iscritta  alla  camera  di 
commercio con un oggetto diverso  rispetto 
a  quello  richiesto 
dal 
bando.

   
Anche i lavori concernenti la realizzazione di una gradinata e la 
riqualificazione e messa in sicurezza
di  un 
parco  urbano,  nonche' 
alcuni lavori di somma urgenza risultano
essere stati aggiudicati  ad 
imprese controindicate, per  i 
legami  di  parentela, 
i  precedenti 
penali ovvero le frequentazioni  e 
le  cointeressenze  dei 
titolari 
delle stesse.

   
Nella relazione della 
commissione  d'indagine  si  fa,  inoltre, 
riferimento a due procedure di  affidamento, 
che  hanno  interessato 
prevalentemente  la 
precedente  amministrazione,  ma  che   appaiono 
comunque significative, considerata
la gia' rilevata continuita'  tra 
le compagini elette rispettivamente
nel 2004 e nel 2009.

   
Al  riguardo,  vengono 
in  rilievo  i 
lavori  di   chiusura  
sistemazione esterna della  palestra 
comunale,  aggiudicati  ad  una 
societa'  vicina 
ad  ambienti  controindicati  per 
i  rapporti   di 
affinita' dell'amministratore e del
preposto alla  gestione  tecnica.

Dagli accertamenti posti in essere e'
emerso che la predetta societa' 
ha comunicato all'ente che  la 
fornitura  del  calcestruzzo 
sarebbe 
stata effettuata da un'altra impresa,
senza indicare,  in  violazione 
di quanto previsto nel disciplinare
di gara, l'importo, le  modalita' 
di scelta del contraente, il numero e
le qualifiche dei dipendenti da 
occupare e senza trasmettere copia
autentica del contratto. Il comune 
non ha esercitato alcun controllo sul
subappalto, che risulta  essere 
stato affidato ad un'impresa,
destinataria  di  un 
provvedimento  di 
diniego al rilascio della
certificazione antimafia ed il cui capitale 
sociale e' stato sottoposto a
sequestro dal tribunale  di  Palermo 
Sezione  misure 
di   prevenzione.   Successivamente,   la  
societa' 
aggiudicataria ha chiesto al comune
di poter  affidare  il 
nolo,  il 
montaggio e lo smontaggio del
ponteggio ad un'altra ditta,  omettendo 
nuovamente di fornire le
comunicazioni prescritte dal disciplinare di 
gara. 
Anche  in  questo 
caso,  l'amministrazione  comunale 
non  ha 
esercitato alcun  controllo 
ed  ha  poi 
approvato  una  perizia 
di 
variante e suppletiva, in  assenza 
di  circostanze  imprevedibili 
sopravvenute, in contrasto con la
normativa di settore.

   
Da ultimo, viene fatta menzione di un contratto avente ad oggetto 
la fornitura e la somministrazione di
pasti per gli anni 2008 e 2009,
stipulato con  una 
societa'  controindicata  per  le  parentele, 
le 
affinita' e le cointeressenze di alcuni
soci.

   
Anomalie sono  emerse,  altresi', 
nel  settore  degli 
incarichi 
esterni, talvolta affidati a soggetti
vicini ad  ambienti  malavitosi 
in ragione delle frequentazioni,
dei  pregiudizi  penali 
ovvero  dei 
vincoli di parentela o di affinita',
nonche' nel settore  urbanistico 
ed edilizio, relativamente  al 
quale  l'attivita'  degli 
organi  di 
governo e dell'apparato
burocratico  e'  risultata 
irregolare  sotto 
molteplici  profili 
e  particolarmente  carente 
sul   piano   della 
vigilanza.

   
In tal senso,  la  commissione 
d'indagine  sottolinea  come 
gli 
uffici comunali non abbiano proceduto
a controlli, se non  a  seguito 
di esposti o segnalazioni. Inoltre,
anche laddove gli  abusi  edilizi 
sono 
stati  accertati,  le 
conseguenti  
ordinanze-ingiunzioni   di 
demolizione non sono state portate ad
esecuzione. Con  riguardo  alle 
istanze  di 
regolarizzazione  degli  abusi 
edilizi,  non  e' 
stato 
rinvenuto,   nella  
relativa   documentazione,   alcun  
riferimento 
all'oblazione ed alla conformita' a
legge degli immobili  abusivi,  a 
cui e' subordinata l'eventuale
sanatoria, ai sensi dell'art.  36  del 
decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno  2001,  n. 
380.  Di 
queste  omissioni 
ed  irregolarita'  si 
sono  avvantaggiati   anche 
soggetti contigui ad ambienti
criminali.

   
In ordine al  settore  edilizio, 
la  commissione  d'indagine 
si 
sofferma su due vicende
significative. In un caso, il beneficiario di 
una concessione presenta vincoli di
affinita'  con  un 
esponente  di 
primo 
piano   del   sodalizio  
locale,   coinvolto   nell'inchiesta 
giudiziaria piu' volte citata. Al
riguardo,  non  risulta 
agli  atti 
l'acquisizione del prescritto nulla
osta del genio  civile.  Inoltre, 
la  convenzione  per  il 
vincolo   a   parcheggio,  
stipulata   tra 
l'interessato ed il comune, non  e' 
stata  trascritta  nel 
registro 
delle 
conservatorie  immobiliari  e 
non  e'  stata  
rinvenuta   la 
certificazione  circa 
il  possesso  delle 
opere  di  urbanizzazione 
primaria da parte dell'immobile in
parola, in violazione dell'art. 29 
del regolamento edilizio comunale.

   
La seconda vicenda riguarda una lottizzazione, richiesta, tra gli 
altri, da un soggetto pure legato da
un rapporto di affinita' ad  una 
persona  contigua 
alla  criminalita'  organizzata. 
Nella   relativa 
convenzione non risulta quantificato
il contributo di costruzione e, 
relativamente alle opere di
urbanizzazione primaria, gli  interessati 
non hanno proceduto  ad 
identificare  e  cedere 
a  titolo  gratuito 
all'ente le aree da destinare alla
realizzazione  delle  strade, 
dei 
marciapiedi, nonche' degli impianti
ed allacci fognari, in  contrasto 
con quanto previsto dall'art. 8,
lettera a), delle norme tecniche  di 
attuazione del piano regolatore
generale.

   
In sede di accesso, e' stata, infine, 
analizzata  la  situazione 
patrimoniale e finanziaria del
comune, in relazione alla  quale  sono 
state riscontrate molteplici  criticita', 
in  parte  gia' 
segnalate 
dalla sezione  regionale 
di  controllo  della 
Corte  dei  conti 
in 
relazione  al 
rendiconto  del  2011,  
e   che   hanno  
compromesso 
l'equilibrio  di 
parte  corrente,   nonche'  
la   tempestivita'   e 
regolarita' dei pagamenti. La  commissione 
d'indagine  ha,  inoltre, 
accertato una situazione di grave
disavanzo, per cui l'ente ha  fatto 
ricorso a fondi vincolati, per poter
fare fronte a spese correnti  ed 
ha chiesto alla Cassa depositi e
prestiti S.p.A. un'anticipazione  di 
cassa, allo scopo di pagare crediti
certi, liquidi ed esigibili al 31 
dicembre 2012, ai sensi dell'art. 1,
comma 13,  del  decreto-legge 
aprile 2013, n. 35, convertito,  con 
modificazioni,  dalla  legge 
giugno 2013, n. 64.

   
Le criticita' rilevate sul piano finanziario sono state  in 
gran 
parte 
determinate  dall'elevatissima  evasione 
tributaria  e  dalla 
scarsa incisivita' nel recupero
coatto delle somme  non  versate 
dai 
contribuenti,  ivi 
comprese  quelle  dovute 
da  soggetti   ritenuti 
organici o comunque vicini alla
locale consorteria.

   
L'insieme dei suesposti elementi attesta la sussistenza di  forme 
di condizionamento che hanno inciso
nel  procedimento  di 
formazione 
della 
volonta'  degli  organi 
comunali,  compromettendo   il  
buon 
andamento e l'imparzialita' di
quell'amministrazione comunale ed  una 
conseguente deviazione nella
conduzione  di  settori 
cruciali  nella 
gestione dell'ente.

   
Sebbene il processo di ripristino della legalita'  nell'attivita' 
del comune sia gia' iniziato da
alcuni mesi  attraverso  la 
gestione 
provvisoria  dell'ente 
affidata  al  commissario 
straordinario,  in 
considerazione dei  fatti 
suesposti  e  per 
garantire  il  completo 
affrancamento  dalle 
influenze  della  criminalita',   si  
ritiene, 
comunque, necessaria la nomina della
commissione straordinaria di cui 
all'art. 144 del decreto legislativo
18 agosto 2000,  n.  267, 
anche 
per 
scongiurare  il  pericolo 
che  la  capacita' 
pervasiva   delle 
organizzazioni criminali possa di
nuovo esprimersi in occasione delle 
prossime consultazioni
amministrative.

   
L'arco temporale piu' lungo previsto dalla vigente normativa  per 
la gestione straordinaria consente
anche l'avvio di iniziative  e  di 
interventi  programmatori,  che 
piu'  incisivamente  favoriscono 
il 
risanamento dell'ente.

   
Rilevato che, per  le  caratteristiche  che 
lo  configurano,  il 
provvedimento dissolutorio previsto
dall'art. 143 del citato  decreto 
legislativo puo' intervenire finanche
quando sia stato gia' disposto 
provvedimento per altra causa,  differenziandosene  per 
funzion ed 
effetti, si propone l'adozione della
misura di rigore  nei  confronti 
del comune di Montelepre (Palermo),
con conseguente affidamento della gestione dell'ente locale ad una commissione
straordinaria,  cui,  in virtu' dei successivi articoli 144 e 145, sono
attribuite  specifiche competenze e
metodologie di intervento, finalizzate a garantire,  nel tempo, la rispondenza dell'azione
amministrativa alle esigenze  della collettivita'.

   
In  relazione  alla 
presenza  ed  all'estensione dell'influenza criminale,  si 
rende  necessario  che  la  durata  
della   gestione commissariale sia
determinata in diciotto mesi.
     
Roma, 11 marzo 2014

                                     Il
Ministro dell'interno: Alfano


















(Allegato )
       
                                                     Allegato

                       
Prefettura di Palermo


           
- Area Ordine e Sicurezza Pubblica - 1^ bis -

Prot.
n. 2631/R/13 Area Sic. 1 Bis

                                        
            
13 dicembre 2013

                                            
Al Ministro dell'interno
                                                                
ROMA
    Oggetto:
comune di Montelepre (Palermo) -  Attivita'  preliminare ex art.
143, commi 1 e 13, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (T.U.E.L.)
e successive modificazioni ed integrazioni.




Premessa.

    Il comune di
Montelepre, posto  a  circa  26  km  dal 
capoluogo, conta, al 1° gennaio 2013, una popolazione di  6.341 
abitanti  e  si estende su una superficie di 9,89 kmq, con 
una  densita'  di  649,30 abitanti per kmq. L'eta' media
della popolazione e' di 39,7 anni, con un reddito medio annuo di € 18.870
e il tasso di  disoccupazione  tra gli abitanti del comune e'
pari al 29,00%.

    Sorge in una
zona collinare, ad un'altitudine di  375  metri 
sul livello del mare. La sua  economia  e'  basata 
principalmente  sulla produzione agricola di uva,  olive, 
cereali,  frumento,  ortaggi,  e prodotti caseari. Fiorente
e' la presenza di agrumeti, e  si  pratica anche l'allevamento
di bovini, suini, ovini  e  caprini.  Mentre 
una parte dell'economia stessa e' legata all'impiego nel terziario 
della pubblica amministrazione e nel settore bancario e assicurativo.

    Confina con
i comuni di Monreale, Borgetto, Partinico,  Carini  e Giardinello
(da cui dista soltanto 2 km) per la  cui 
amministrazione comunale, come noto, e' gia' stata  prospettata 
dallo  scrivente  la sussistenza di quei concreti, univoci
e  rilevanti  elementi  di  cui all'art. 143, comma
1,  del  decreto  legislativo  n.  267/2000, 
che comprovano la presenza di forme di  condizionamento 
da  parte  della
criminalita' organizzata.

    Il comune di
Montelepre - attualmente  retto  da  un 
commissario straordinario regionale, insediatosi il  15 
luglio  2013  a  seguito della decadenza del 
consiglio  comunale  e  della  cessazione  dalla
carica del  sindaco 
e  della  giunta  municipale,  conseguenti 
alle vicende giudiziarie che hanno interessato il sindaco «omissis» 
-  e' stato oggetto di  accesso  ispettivo  che 
ha  tratto  origine  dalle risultanze di un'attenta azione
di monitoraggio, svolta  dal  comando provinciale Carabinieri
di  Palermo,  in  relazione  all'emergere 
di taluni    significativi   
elementi    riguardanti    il   
possibile condizionamento mafioso all'interno  di 
quell'ente  locale,  le  cui risultanze sono state
trasfuse  nel  rapporto  del  medesimo 
comando provinciale, del 10 giugno scorso.

   
Infatti,  l'8  aprile  2013,  a  conclusione 
di  una   complessa attivita' d'indagine, denominata  «Nuovo 
mandamento»,  condotta  dal Nucleo investigativo dei 
Carabinieri  di  Monreale  (Palermo),  sono state
eseguite n. 37 ordinanze di custodia cautelare in  carcere 
nei confronti di  altrettante  persone  ritenute 
responsabili,  a  vario titolo, di  associazione 
di  tipo  mafioso  ed  altro,  nonche' 
del progetto riguardante un vasto piano di riorganizzazione 
territoriale di Cosa Nostra sui «mandamenti» di San Giuseppe Jato e
Partinico, nel cui ambito rientra la famiglia mafiosa di Montelepre.

    Tra i
destinatari della misura cautelare vi  era  anche 
l'allora sindaco del comune di Montelepre «omissis»,  accusato 
dei  reati  di concussione e di estorsione, in concorso
con  il  capo  mafia  locale «omissis», in danno della
ditta «omissis».

    Gli
ulteriori sviluppi  della  suddetta  attivita' 
investigativa hanno  condotto  ad  una 
successiva  operazione  denominata   «Nuovo mandamento 3»,
che ha comportato, il 15 ottobre 2013, l'arresto di  7indagati ritenuti
organici o contigui all'organizzazione mafiosa Cosa Nostra, tra cui un
impiegato del  comune  di  Montelepre,  «omissis», ritenuto
responsabile del reato di  estorsione  in  concorso 
con  il citato capo mafia  «omissis»,  e  «omissis», 
in  danno  della  ditta «omissis» (il «omissis», allo stato, e'
indagato per il solo reato di concussione, essendo decaduto,  per 
le  valutazioni  successive  del G.I.P. del tribunale
di  Palermo,  il  capo  di  imputazione  di 
cui all'art. 629 del codice  penale),  consentendo 
cosi'  di  avvalorare quanto gia' precedentemente riscontrato,
nell'ambito  dell'operazione «Nuovo mandamento», circa i tentativi
di  infiltrazione  mafiosa  nel comune di Montelepre.

    Tali 
elementi  investigativi  hanno  trovato  
riscontro   nella relazione che la commissione d'indagine,
a  conclusione  dell'accesso ispettivo, ha 
rassegnato  allo  scrivente,  nella  giornata 
del  20 novembre scorso.

    Piu' 
precisamente,  le  risultanze  della  
predetta   attivita' ispettiva, hanno fatto emergere l'esistenza
di  collegamenti  diretti ed indiretti tra la criminalita'
organizzata e  gli  organi  elettivi che hanno amministrato
il comune di Montelepre.

Il contesto mafioso.

    La «famiglia mafiosa» di Montelepre,  storicamente 
inserita  nel «mandamento» di
Partinico fino  al  passaggio, 
nel  2011,  sotto 
la «giurisdizione» di San 
Giuseppe  Jato,  e' 
saldamente  legata  alle vicende dei «omissis».

    Le recenti attivita' d'indagine hanno
fatto  emergere  importanti elementi  circa 
il  pregresso  e 
breve  periodo  di 
reggenza   del «mandamento» da
parte di «omissis» (dal 9 marzo 2010 al 
30  novembre 2010), il quale aveva
ridisegnato  gli  assetti 
di  alcune  famiglie mafiose del comprensorio,
stravolgendo in parte  quanto  definito 
in precedenza dal fratello minore, designando «omissis»,  alla 
reggenza della  famiglia  mafiosa 
di  Borgetto,  «omissis» 
a  Giardinello  e confermando i «omissis» a Montelepre.

    In particolare, a questi ultimi si  consentiva 
di  permanere  in posizione di vertice, con a capo  l'anziano 
boss  «omissis»  e  come
reggente il  nipote  «omissis», 
che  aveva  sostituito 
il  fratello «omissis»,  defilatosi 
dopo  l'arresto  nell'ambito 
dell'operazione «Perseo» e la successiva scarcerazione per assoluzione.

    A 
proposito  di  «omissis», 
si  precisa  che 
dalle   attivita' investigative
confluite nell'operazione 
«Chartago»  (2005-2007)  era
emersa  la 
vicinanza  dello  stesso 
al  potente  boss  
palermitano «omissis», 
contiguita'  che  rafforzava 
il  ruolo  preminente   dei «omissis», in seno al sodalizio di
Montelepre.

    I riscontri investigativi,  basati 
su  numerose  intercettazioni ambientali e sulla puntuale
convergenza di altri elementi di prova di diversa natura, hanno  consentito 
di  dimostrare  come 
il  suddetto «omissis», abbia
mantenuto, attraverso ripetuti contatti ed incontri, un costante  collegamento 
con  altri  esponenti 
della  criminalita' organizzata a
cui dava indicazioni in  ordine  alla 
trasmissione  di richieste
estorsive.

    Lo spessore criminale dello stesso, di cui
si  dara' 
piu'  ampia prova nel prosieguo
della trattazione, emerge anche dalla circostanza che il predetto e' stato
raggiunto dalla citata ordinanza di custodia cautelare  dell'aprile 
2013,  anche  per  il  reato 
di  omicidio  e occultamento di cadavere.

Le elezioni amministrative del
6 e 7 giugno 2009.
    Il 6 e 7 giugno 2009 si sono tenute nel
comune di  Montelepre  le consultazioni elettorali amministrative
per l'elezione del sindaco  e del   consiglio  
comunale.   Alle   predette  
consultazioni   hanno partecipato,
per l'elezione  a  sindaco, 
tre  candidati:  «omissis», (eletto), «omissis», e «omissis»,
con  le 
rispettive  liste  civiche collegate: «omissis»; «omissis»;
«omissis».      «omissis», di cui si dira' piu' avanti, e'
stato  eletto  con  la
maggioranza dei voti (n. 2360, 55,65%) con la lista civica  «omissis» (orientamento politico centro
destra). Lo stesso aveva  ricoperto  la medesima carica di sindaco del comune di
Montelepre dal 2004 al 2009, data di scadenza del  primo 
mandato  (eletto  con  la  lista 
civica «omissis»).

    La 
giunta  insediatasi  a 
seguito  delle  elezioni 
era   cosi' composta:

    «omissis», vice sindaco  e 
assessore  con  deleghe 
a  politiche sociali, famiglia e
lavoro, turismo e  spettacolo,  rapporti 
con  il consiglio comunale e con
le associazioni,  emigrati,  promozione 
del territorio e valorizzazione delle risorse;

    «omissis», di cui si dira' piu' avanti,
con  deleghe  a 
ville  e giardini,  cimitero, 
ato  rifiuti  e 
idrico,  Polizia   municipale, traffico e viabilita', attivita'
produttive e manutenzioni;

    «omissis», gia' vice sindaco nella
precedente  amministrazione  e
di  cui 
si  dira'  piu' 
avanti,  con  deleghe 
a  lavori  pubblici, urbanistica, Protezione civile,
contenzioso, decentramento, legalita' e sicurezza;

    «omissis», con  deleghe 
ai  beni  culturali, 
cultura,  pubblica istruzione,
pari opportunita' e politiche giovanili.

    Il consiglio comunale era cosi' composto:
      consiglieri  di 
maggioranza  appartenenti  alla 
lista  civica
«omissis», (orientamento
politico centro destra):
    «omissis» - presidente del consiglio
comunale;
    «omissis», vice presidente del consiglio;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
    «omissis»;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
      consiglieri  di 
minoranza  appartenenti  alla  
lista   civica
«omissis» (orientamento
politico centro sinistra):
    «omissis»;
    «omissis»;
    «omissis», di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis».
1) L'influenza    della   
famiglia     mafiosa     di    
Montelepre   nell'amministrazione   comunale  
formatasi   a    seguito   
delle   consultazioni del 6 e
7giugno 2009.

    L'attivita' investigativa  sviluppata 
dal  nucleo  investigativo Carabinieri di Monreale, ha
consentito  di  mettere 
in  luce  talune connivenze tra il sindaco  di 
Montelepre,  «omissis»,  e 
«omissis», figura  di  rilievo 
della  locale   consorteria  
mafiosa,   nonche' responsabile,
della famiglia mafiosa di Montelepre.

    Il predetto amministratore, l'8 aprile  2013, 
veniva  tratto  in arresto in quanto ritenuto responsabile:
    «del delitto previsto e punito dall'art.
317 del  codice  penale, perche', nella sua qualita' di
sindaco  pro  tempore 
del  comune  di Montelepre,  abusando 
della  sua  qualita', 
costringeva  «omissis», legale  rappresentante  della 
societa'   «omissis»,   aggiudicataria dell'appalto, bandito dal
comune di Montelepre, per 
l'adeguamento  e
la sistemazione esterna della
palestra  comunale,  sita 
in  contrada Presti di Montelepre,
a farsi indebitamente promettere il  versamento
della somma di 7.000 euro»;

    in concorso con «omissis», «del delitto di
estorsione aggravata e continuata (articoli 81 cpv, 110 e 629 comma secondo in
rel. al n.  3 comma 3 dell'art. 628 del
codice penale e art.  7,  decreto-legge 
13 maggio 1991, n. 152, convertito nella legge 12 luglio 1991, n.  203), perche', in concorso tra loro, al  fine 
di  procurarsi  un  ingiusto
profitto, con piu' azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in
tempi diversi, mediante  minaccia,  consistita 
nell'imporre agli  operai  presenti 
nel  cantiere  sito 
in  contrada  Presti 
di Montelepre di allontanarsi 
dallo  stesso,  costringevano 
«omissis», legale 
rappresentante  della  societa'  
«omissis»,   aggiudicataria dell'appalto  per 
l'adeguamento  e  la 
sistemazione  esterna  della palestra  comunale 
di  Montelepre,  sita 
in  contrada   Presti  
di Montelepre, a consegnare, quale «messa a posto», la somma  di 
20.000 euro  in  tre 
tranche  da  8.000, 
2.000  e  10.000 
euro  ciascuna, materialmente
consegnata  a  «omissis». 
Agendo  il  «omissis» 
quale intermediario  tra  «omissis» 
e  «omissis»,  con 
l'aggravante   per «omissis» di
aver commesso il fatto quale partecipe dell'associazione mafiosa denominata
Cosa Nostra, con l'aggravante di aver commesso 
il fatto avvalendosi delle condizioni 
previste  dall'art.  416-bis 
del codice penale e per agevolare l'attivita'  dell'associazione  mafiosa denominata «Cosa Nostra».

    L'indagine 
«Nuovo  mandamento»  del 
nucleo   investigativo   di Monreale ha consentito di mettere in  luce, 
al  di  la' 
dei  legami familiari e di  frequentazione  di 
cui  si  dira' 
piu'  avanti,  la contiguita' tra il sindaco e alcune figure
di  rilievo  della 
locale consorteria mafiosa, tra cui «omissis», responsabile  della 
famiglia mafiosa di Montelepre.

    Per chiarezza espositiva si riporta  uno 
stralcio  della  misura cautelare:

    «In data 26 ottobre 2011 (...) nel corso
di  una 
intercettazione fra presenti all'interno dell'autovettura (...) in uso  a 
«omissis», questi e «omissis», discutevano, fra le altre cose, di una
estorsione perpetrata in danno della «omissis» di Misilmeri (Palermo) (1)
,  nel periodo compreso fra novembre  2007 
e  maggio  2008 
(...)  in  quel periodo amministratore unico di detta
societa' era «omissis».

    Nel corso del colloquio vennero
forniti  elementi  relativi 
alle connivenze tra il sodalizio mafioso e gli amministratori  del 
comune
di Montelepre.

    (...) «omissis» affermava che il provento
della somma  di  denaro che il pubblico ufficiale avrebbe
ricevuto dal «omissis»  si  sarebbe dovuta spartire tra tre persone: il
reggente della famiglia  mafiosa, il
sindaco di Montelepre «omissis» e l'assessore ai lavori pubblici.      (...) stante la precisione dei riferimenti
forniti da  «omissis», deve ritenersi
provata la concussione posta in essere dall'ex sindaco di Montelepre «omissis».
«omissis»  riferisce  di 
aver  appreso  dal sindaco che  «omissis» 
gli  avrebbe  promesso, 
se  non  addirittura consegnato, la somma di 7.000
euro, importo che il «omissis»  avrebbe voluto
dividere con il «omissis» e l'assessore ai lavori pubblici.

    Emerge 
dalla  conversazione  la 
grande  familiarita'   tra  
il «omissis» e il «omissis» e la perfetta conoscenza da parte del  primo
che il «omissis» fosse  un 
appartenente  alla  famiglia 
mafiosa  di Montelepre, in
considerazione del fatto che il «omissis» ha messo  in
contatto l'imprenditore
«omissis» con «omissis»  affinche'  il 
primo corrispondesse il prezzo per la «messa a  posto», 
somma  addirittura
esplicitata nell'entita' dal
«omissis» al «omissis».

    (...) Dal 
racconto  del  «omissis» 
e  considerato  il 
contesto complessivo (nel quale parte della somma gia' ingiustamente
sottratta all'imprenditore sotto la costrizione di non ottenere  l'appalto 
dal sindaco e dall'assessore 
del  comune  di 
Montelepre  poteva  essere oggetto di divisione  con 
il  «omissis»),  non 
sembra  proprio  che l'intervento del «omissis» si possa
inquadrare nella figura del terzo mediatore per conto della vittima.

    Successivamente il G.I.P., con  ordinanza 
del  15  aprile 
2013, escludeva  la  sussistenza 
del   reato   di  
estorsione   aggravata (mantenendo
quello di concussione) e, per 
l'effetto,  sostituiva  la misura della custodia cautelare in carcere
con quella  degli  arresti domiciliari, evidenziando, tuttavia,
nel suo  provvedimento  come 
in ogni modo si era realizzato 
un  contatto  fra 
l'allora  sindaco  di Montelepre e il reggente della locale
famiglia mafiosa,  al  fine 
di interferire  
nell'ulteriore   pagamento   di  
denaro    da    parte dell'imprenditore (che gia' aveva
elargito una somma  di  denaro 
per
l'esecuzione dei lavori).

    Il 17 aprile 2013 la prefettura di Palermo,
con provvedimento  n. 0031224, ne
dichiarava la sospensione ope legis dalla carica elettiva di  sindaco, 
ai  sensi  dell'art. 
11  del  decreto 
legislativo  n. 325/2012.

    Il 4 giugno 2013 il tribunale di Palermo -
Sezione per il riesame dei 
provvedimenti  cautelari  e 
reali,  in  parziale  
accoglimento dell'appello proposto nell'interesse del «omissis», con
provvedimento n. 707/2013  Lib.,  sostituiva 
la  misura  cautelare 
degli  arresti domiciliari con
quella dell'obbligo  di  presentazione 
alla  Polizia giudiziaria, obbligo
successivamente revocato in data 24 luglio 
2013 dal tribunale di Palermo; pertanto, allo stato, il «omissis»,
non  e' sottoposto ad alcuna misura.

    La prosecuzione delle indagini e'
successivamente sfociata  nella gia'
citata  operazione  di 
polizia  giudiziaria  denominata 
«Nuovo mandamento 3», che ha portato all'emissione di una nuova
ordinanza di custodia cautelare, in data 
10  ottobre  2013, 
con  la  quale, 
tra l'altro, e' stato tratto in 
arresto  il  citato 
impiegato  comunale «omissis».

    In particolare, nel capitolo denominato «La
valutazione dei gravi indizi di colpevolezza» l'ufficio del pubblico  ministero 
precisava, inoltre, quanto segue:

    «Dall'esame congiunto  dell'intercettazione  ambientale 
e  dalle dichiarazioni rese da
"omissis",  emerge  in 
modo  evidente  che  il
"omissis" ha fatto da 
tramite  tra  l'imprenditore  "omissis"  e  il nipote
"omissis".

    Alla luce delle dichiarazioni rese da
"omissis" si ha  prova  che il "omissis" ha ricevuto la
somma di 12.000  euro  a 
fronte  di  una richiesta iniziale, rivoltagli dal
"omissis", di 18.000 
euro,  somma di denaro che il  percettore 
avrebbe  distribuito  tra  la  famiglia mafiosa di Montelepre e il
"Municipio" di quella stessa cittadina.

    Dalle 
dichiarazioni  rese  dall'imprenditore  emerge  
come   il "omissis"
fosse perfettamente introdotto nel meccanismo 
estorsivo  e concessivo  tanto 
che  l'impiegato  comunale 
era  perfettamente   a conoscenza: 1) del  valore 
dell'appalto;  2)  della 
percentuale  di ribasso  grazie 
alla  quale  l'imprenditore   si  
era   aggiudicato l'appalto;   3)  
la   percentuale,    pari   
al    3%,    praticata dall'organizzazione mafiosa
"in questi casi".

    Nessun dubbio puo' residuare in ordine
alla  responsabilita'  del "omissis" che, a seguito delle
minacce del nipote,  ha  richiesto 
il prezzo  dell'estorsione  all'imprenditore,  somma 
che  egli  ha  poi
ripartito tra il sindaco del  comune  di 
Montelepre  e  la 
famiglia mafiosa di Montelepre.».

    Dal canto suo il G.I.P. affermava  «Piuttosto 
va  rilevato  come egli (il «omissis») abbia concorso anche
nella  concussione  commessa dal 
«omissis».  Dunque,  nessun  
dubbio   puo'   sussistere  
sulla colpevolezza 
dell'odierno  indagato  per 
il  reato  che 
gli  viene provvisoriamente
ascritto.».

    Pertanto, 
non   si   possono  
non   condividere   le  
seguenti considerazioni conclusive svolte dal medesimo G.I.P. a
proposito  del
«omissis»:

    «Non si 
puo'  sottacere  che  la  sua 
condotta,  ancorche'  non esplicitamente violenta, si rivela  ancor 
piu'  pericolosa,  poiche' egli incarna la rappresentazione
plastica dello  snodo  fra 
mafia  e politica nella gestione
clientelare e corruttiva del 
denaro.  Questa funzione di
"camera stagna" e' indispensabile 
ai  due  ambienti 
per poter continuare a vivere assieme senza apparentemente  contaminarsi, ma e' indicativa di  una 
capacita'  dell'indagato  di 
continuare  a svolgere tale ruolo
anche in caso di arresti domiciliari».

    Comunque sia, i contatti dell'allora  sindaco 
«omissis»  con  il capo mafia locale «omissis», avvenuti per
il  tramite  dell'impiegato comunale «omissis», per il
loro contenuto quanto meno equivoco e 
per l'acclarata caratura mafiosa del «omissis», gettano dense  ombre 
sul modo di operare dell'ex amministratore comunale, a prescindere  dalla sussistenza di precise responsabilita'
penali.

    Inoltre, 
al  fine  di 
lumeggiare  ulteriormente   il  
contesto criminale e le sue contiguita' con la sfera amministrativa
locale, e' sufficiente richiamare la posizione di «omissis»,  anch'egli 
oggetto di una richiesta di misura cautelare  avanzata 
dalla  Procura  della Repubblica presso il tribunale di  Palermo 
il  18  gennaio 
2013,  a conclusione della  citata 
attivita'  d'indagine,  denominata 
«Nuovo mandamento»,  «per  aver 
fatto  parte  della 
famiglia  mafiosa   di Montelepre, assumendone la qualita' di
responsabile dal  luglio  2011 al novembre 2011; per aver mantenuto,
attraverso il continuo  scambio di  contatti 
e  attraverso  riunioni 
ed   incontri,   un  
costante
collegamento con «omissis»,
reggente del mandamento di  San  Giuseppe Jato 
e  gli  altri 
associati;  per  aver 
ricevuto   e   comunicato informazioni su attivita'  investigative 
relative  al  sodalizio  di Montelepre 
svolte  presso  l'ufficio 
anagrafe  di  quel 
comune  di Montelepre;  per 
essere  stato  coinvolto  
nella   risoluzione   di controversie private».

    In particolare, dall'informativa dei
Carabinieri del  3  dicembre 2012, e'  emerso  che 
nel  corso  di 
una  conversazione  ambientale intercettata il 13 marzo 2012  a 
bordo  dell'autovettura  in  uso  a «omissis», tra questi e  l'omonimo 
cugino,  il  primo 
esternava  la propria volonta' di
troncare ogni rapporto con  gli  altri 
esponenti del sodalizio, al fine anche di stare in guardia dopo aver
attinto la confidenza da un impiegato comunale dell'Ufficio anagrafe del  comune di Montelepre («Una cosa delicata
perche' a te la posso dire, perche'  ...
non perche' ci sei tu. Tu lo sai che si sono andati a prendere  i documenti nostri in comune? I miei  ed 
i  tuoi!»),  in 
ordine  alla ricerca, da parte
degli organi di polizia, del grado di parentela tra i suddetti interlocutori e
«omissis», responsabile, come gia' 
detto, della famiglia mafiosa di Montelepre («... per vedere quale  filo 
di parentela c'e' con questo.»).

    Il predetto «omissis», a seguito  di 
un'ulteriore  richiesta  di applicazione  della 
misura  della  custodia 
cautelare  in  carcere, avanzata nei suoi confronti dalla
Procura della Repubblica di Palermo il 9 settembre 2013 «... per aver ricevuto
e comunicato  informazioni su attivita'
investigative relative al sodalizio di Montelepre  anche avvalendosi di impiegati del comune di
Montelepre ...» e'  stato  poi raggiunto dall'ordinanza di  custodia 
cautelare  in  carcere 
emessa nell'ottobre del 2013 
nell'ambito  della  citata 
operazione  «Nuovo mandamento 3»,
di cui si trascrive appresso un breve 
stralcio  della parte che lo
riguarda.

    «In considerazione di quanto esposto devono
ritenersi sussistenti
gravi indizi di colpevolezza
dai quali desumere che,  effettivamente, "omissis",
ha rivestito il ruolo di reggente dalla 
famiglia  mafiosa di Montelepre,
per qualche mese, ... nel luglio 2011.».

    L'attivita' 
investigativa  non  ha, 
purtroppo,  consentito   di individuare il responsabile della
«soffiata» proveniente dagli uffici comunali di Montelepre.

2) Controllo delle attivita'
amministrative da parte  della  famiglia
  mafiosa di Montelepre.

a) La gestione degli appalti.

    La 
commissione  di  accesso 
ha   innanzitutto   rilevato,  
con riferimento alla gestione degli 
appalti,  la  mancata 
adesione,  da parte del comune di
Montelepre, al protocollo  di  legalita' 
del  12 luglio  2005, 
denominato  «Carlo  Alberto 
Dalla  Chiesa»,  volto 
a prevenire i tentativi di infiltrazione mafiosa nel  delicato 
settore dei pubblici appalti. Inoltre, gli organi di governo dell'ente
locale non hanno mai emanato alcun atto di indirizzo, al fine di  assicurare l'esatto adempimento della
circolare del 31 gennaio 2006, n. 593, con
la  quale 
l'assessorato  regionale  dei 
lavori  pubblici  ha  
reso obbligatorio per i comuni l'uso delle clausole di autotutela
previste nel citato protocollo.

    L'unica attivita' posta in essere
dall'ufficio  tecnico  comunale (lavori pubblici) e' consistita
nell'inserimento di tali clausole nei bandi e 
nei  disciplinari  di 
gara  per  i 
pubblici  appalti,  che all'esito dell'esame operato dalla
predetta commissione sono  apparse fini a
se stesse.

    Infatti, in tutte le procedure  concorsuali 
esaminate  e'  stato verificato che l'amministrazione
comunale non ha mai attivato,  nella successiva
fase dell'esecuzione dei lavori, i 
conseguenti  necessari controlli
al  fine  di 
verificare  la  corretta 
applicazione  degli impegni
assunti  dagli  aggiudicatari.  Da 
cio',  consegue  che 
non risultano  richieste  ed 
acquisite  informazioni  antimafia 
per   i contratti di subappalto;
non risultano rilasciate autorizzazioni  per i subcontratti ne' di questi ultimi sono
state rinvenute le  relative copie.

    Di conseguenza, non e' stato possibile
verificare  l'inserimento, in tali
subcontratti, di quelle clausole di autotutela che, pure,  in sede di partecipazione alla gara, gli
appaltatori si erano  impegnati ad
inserire e a fare osservare.  lavori  per 
la  chiusura  e 
sistemazione  esterna  della  
palestra   comunale.

    A titolo esemplificativo, si  richiamano 
alcuni  passaggi  della procedura  concorsuale 
relativa  ai  lavori 
per   la   chiusura  
e sistemazione  esterna  della 
palestra  comunale.   Intanto,  
quello concernente  il  subappalto 
per  la  fornitura 
di  calcestruzzo  in relazione 
al  quale  il 
comune  ha  mostrato  
il   piu'   assoluto disinteresse ad  esercitare 
una  qualsivoglia  forma 
di  controllo.

Infatti, la ditta «omissis»
(aggiudicataria dell'appalto)  comunicava
al comune di Montelepre che la 
fornitura  del  calcestruzzo 
sarebbe stata effettuata dalla 
ditta  «omissis»  senza 
indicare,  tuttavia, l'importo, le
modalita' di scelta del contraente ne' il numero  e  le qualifiche
dei lavoratori da  occupare,  ne' 
tantomeno  produrre  la copia autentica del relativo
contratto,  cosi'  come 
previsto  dalla clausola di
autotutela n. 4 della suddetta circolare dell'assessorato regionale dei LL.PP.
Si precisa,  peraltro  che 
con  decreto  del  5 gennaio
2008, il tribunale di Palermo ha disposto 
il  sequestro  del capitale 
sociale  della  «omissis» 
e,  successivamente  nel  
2011, l'amministratore 
giudiziario   e'   stato  
deferito   all'autorita' giudiziaria
per turbata liberta' degli incanti in concorso.

    Il capitale sociale oggetto del suddetto
provvedimento  ablatorio era  suddiviso 
tra  «omissis»  «omissis» 
e  «omissis»,   figli  
di «omissis», gia' condannato per associazione di tipo mafioso.

    «omissis» e', a sua volta, figlio di
«omissis», deceduto nel 1994 ed in vita ritenuto un esponente della consorteria
mafiosa di Cinisi, nonche' fratello di «omissis», ucciso a Palermo il 22
settembre  1981
ed in vita ritenuto organico a
Cosa Nostra  ed  in 
particolare  alla famiglia mafiosa
«omissis» di Cinisi e di «omissis», 
condannata  per
concorso esterno in
associazione mafiosa,  coniugata  con 
«omissis», anch'esso condannato per fatti di mafia e ritenuto persona di
fiducia
dei noti boss mafiosi
«omissis»,»omissis» e «omissis».

    La ditta «omissis», chiedeva  inoltre 
al  comune  di 
Montelepre «l'autorizzazione a poter sub affidare il montaggio,  il 
nolo  e  lo smontaggio del ponteggio di servizio per
l'esecuzione dei  lavori  in questione».  Tuttavia, 
anche  in  questo 
caso,  per  il 
lavoro  in argomento, rientrante
nella fattispecie dei sub appalti, la ditta non indicava l'importo, le
modalita' di  scelta  del  contraente  ne'  il
numero e le qualifiche  dei  lavoratori 
da  occupare  ne' 
tantomeno allegava  la  copia 
autentica   del   contratto.  
Dal   canto   suo l'amministrazione   comunale  
non   riscontrava   tale   
richiesta, dimostrando quindi assoluta inerzia.


    In conclusione, si puo' affermare  che 
il  suddetto  appalto 
e' emblematico del modus operandi del comune di Montelepre  nel 
settore dei lavori pubblici che non ha esercitato alcuna forma di  controllo, sostanzialmente  disapplicando 
le   clausole   di  
autotutela   del protocollo
di  legalita',  richiamate 
nella  gia'  citata 
circolare assessoriale.

    Peraltro, 
l'esame  delle  offerte 
dell'appalto  principale   ha suscitato il fondato sospetto che tra le
ditte partecipanti vi  fosse un accordo
preventivo, atteso che, tra le 32 ditte ammesse, e'  stata accertata la presenza di n. 24  offerte 
con  un  unico 
ribasso  del 7,316%, n. 2 offerte
con il ribasso del 7,315 e n. 6 offerte 
con  il ribasso del 7,317. Si
tratta,  in  definitiva 
di  un  appalto 
dalle singolari modalita' di aggiudicazione.

    Conclusivo, a tal proposito,  il 
pensiero  espresso  dal 
G.I.P. nella suddetta ordinanza del 15 aprile  2013, 
nella  parte  relativa all'estorsione e alla concussione
nei confronti della «omissis»:  «La circostanza
che  l'imprenditore  abbia 
negato  di  aver 
pagato  per ottenere l'appalto non
sembra in alcun modo  scalfire  l'affermazione di segno contrario che emerge
dalla conversazione intercettata.».  lavori
di urbanizzazione  e  riqualificazione  urbana 
connessi  alla   strada di collegamento tra la via
Palermo  e  piazza 
Vittoria  nel   comune di Montelepre.

    Stesso modus  operandi 
dell'amministrazione 
comunale  e'  stato rilevato in relazione ai «lavori di
urbanizzazione e riqualificazione urbana connessi alla strada di
collegamento  tra  la 
via  Palermo  e piazza Vittoria nel comune di Montelepre».
In data 17 giugno 2012  la ditta
«omissis» (a cui la ditta aggiudicataria «omissis» aveva ceduto il ramo
d'azienda e il medesimo appalto,  ed  il 
cui  rappresentante legale e' la
moglie di «omissis» a sua  volta  rappresentante  legale della 
succitata  omonima  ditta) 
depositava  presso  il 
comune  di Montelepre un contratto
di «nolo a freddo di mezzi  d'opera»  con  la
ditta «omissis» di «omissis», per 
il  noleggio  di 
due  escavatori.

Successivamente, con lettera
del 26 luglio 2012,  la  medesima 
ditta «omissis» chiedeva al comune di Montelepre di «potere  usufruire 
del nolo a caldo di un autocarro per trasportare il materiale di  risulta 
in discarica», allegando il relativo contratto con la succitata ditta «omissis».
A tale istanza il comune non dava risposta, contravvenendo
a quanto  previsto 
dal  punto  i)  del  disciplinare 
di  gara,  che prevedeva: «Qualsiasi subcontratto, nolo
o fornitura,  dovra'  essere preventivamente autorizzato dal  R.U.P. 
La  stazione  appaltante 
si riserva di acquisire preventivamente all'autorizzazione per qualsiasi
importo, le informazioni del prefetto, 
ai  sensi  dell'art. 
10  del decreto del Presidente
della Repubblica n. 252/1998».

    Si tratta, anche in questo caso, di un
appalto nei cui confronti, gli organi di controllo comunali, nulla hanno
chiesto ne'  fatto  per garantire il rispetto della legalita'.

    Infatti, sul conto della ditta «omissis» la
prefettura di Palermo nel 2008 aveva emesso un provvedimento di diniego al  rilascio 
della certificazione antimafia ex art. 10 del decreto del
Presidente  della Repubblica n. 252/1998
in ragione dei rapporti di frequentazione e di collaborazione  nonche' 
delle  cointeressenze  dei  
«omissis»   con esponenti della
criminalita' organizzata mafiosa. Peraltro, la stessa ditta si era avvalsa
della collaborazione (in qualita' di 
consulente del lavoro) di «omissis», presidente  del 
collegio  sindacale  della ditta «omissis» di Giardinello, nei
confronti della quale, nel  2008, e'  stato 
emesso  un  provvedimento 
ostativo  al   rilascio  
della certificazione antimafia ex art. 10 del decreto del
Presidente  della Repubblica n. 252/1998
in  quanto  il 
presidente  del  consiglio 
di amministrazione e socio, «omissis», e' stato tratto in  arresto, 
nel dicembre 2007, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare
in carcere (2) per il reato di associazione 
per  delinquere  di 
stampo mafioso. In particolare, le indagini che hanno condotto
all'emissione del provvedimento cautelare hanno «(...) posto in  luce 
il  rapporto intercorrente con
il  latitante  mafioso 
"omissis",  del  quale, 
il "omissis", in ragione della sua complessa attivita'  imprenditoriale, viene considerato il piu'
importante prestanome (...)».  le ditte
«omissis», e «omissis».

    Per quanto concerne gli  appalti 
per  le  forniture 
di  beni  e servizi, la 
commissione  di  accesso 
ha  rilevato  una 
scientifica spartizione  di  parte 
degli  stessi  tra 
le  ditte  «omissis»,  
e «omissis», di cui e' emersa la contiguita' con gli ambienti mafiosi.

    Nello specifico, dall'esame  delle 
gare  d'appalto  vinte 
dalle stesse nell'anno 2011, sono state rilevate una serie di
anomalie  sia con riferimento alle varie
fasi di svolgimento delle  gare  che 
alla condotta tenuta dalla rispettiva commissione che, anche  in 
presenza di macro irregolarita' 
nella  documentazione  e/o 
di  dichiarazioni presentate dai
partecipanti,  ha  proceduto 
ugualmente,  in  maniera sistematica e  paritetica, 
ad  assegnare  alle 
stesse  i  succitati appalti.

    Risulta inoltre che le  gare 
siano  state  espletate 
in  giorni diversi da quelli
previsti dal bando senza alcuna valida ragione, non indicando nei relativi  verbali 
i  motivi  che 
avevano  causato  il posticipo delle operazioni, e che in
diverse occasioni  le  succitate ditte fossero le uniche
partecipanti.

    In particolare, e' apparsa evidente la spartizione  dei 
seguenti lavori:

    la fornitura del materiale, il trasporto e
il nolo per  i  lavori di rifacimento dei marciapiedi di via
Vittorio Veneto, divisi in  due tranche
dello stesso valore, sono stati effettuati, in egual  misura, dalla ditta «omissis» e dalla
«omissis»;

    la fornitura del materiale, il trasporto e
il nolo per  i  lavori di sistemazione della strada
provinciale intercomunale n.  7,  divisi in due tranche dello stesso valore,
sono stati effettuata,  in  egual misura, dalla ditta «omissis» e dalla
«omissis».

    La 
societa'  «omissis»,  con 
sede  legale  in 
Montelepre,   e' amministrata dai
fratelli «omissis», «omissis», e «omissis» 
(cessato dalla carica nel 2006).

    Sul conto di  quest'ultimo, 
e'  emerso  che 
si  accompagnava  a soggetti pregiudicati mafiosi, quali
«omissis», e «omissis».

    Inoltre, i suddetti fratelli «omissis» sono
cugini di primo grado dell'ex impiegata 
comunale  «omissis»,  a 
sua  volta  cugina 
dello storico capo cosca «omissis».

    Con riferimento alla ditta individuale  «omissis», 
con  sede  in Montelepre, si evidenzia che il titolare
e' cognato del  gia'  citato «omissis», arrestato per associazione
per delinquere di tipo  mafioso
nell'ambito dell'operazione
«Nuovo mandamento 3» dello scorso mese di ottobre.

b) Incarichi affidati a
professionisti esterni.
per la verifica dei requisiti
antisismici del  plesso  scolastico, 
a «omissis».      «omissis», gia' componente nel 2009  della 
commissione  edilizia comunale,  ha 
ricoperto  l'incarico  di 
assessore  del  comune  
di Montelepre dal 2006 al 2008. Lo stesso risulta sottoposto a  indagini per truffa aggravata e minacce
unitamente alla cognata «omissis».      «omissis» 
e'  genero  di 
«omissis»,  ritenuto  collegato  
alla famiglia  mafiosa  di 
San  Giuseppe  Jato 
(Palermo),  cognato   del consigliere di minoranza del comune  di 
Montelepre  «omissis»  e  di «omissis»,
quest'ultima nipote di «omissis», favoreggiatore dei  noti capi mafia «omissis».

    Il «omissis», e' responsabile tecnico
della  «omissis»,  societa' nella quale figurano la predetta
«omissis», e il nipote «omissis», in qualita', rispettivamente, di
amministratore unico e socio.

    Nei confronti della succitata ditta,  affidataria 
di  lavori  di somma urgenza, nel 2011, da parte  del 
comune  di  Montelepre, 
sono state peraltro evidenziate cointeressenze con la «omissis»,  societa' nell'ambito della quale si sono
alternati, a vario titolo, «omissis», «omissis», e i membri della  famiglia 
«omissis»,  tra  cui 
il  noto «omissis», condannato per
associazione di tipo mafioso, di cui si 
e' gia' riferito.  direzione dei
lavori per ampliamento campo sportivo, a «omissis».      «omissis», 
risulta  essere  preposto  
alla   gestione   tecnica dell'impresa individuale «omissis»,
con sede a Giardinello (Palermo), gia' 
affidataria,  nel  2012, 
dei  lavori  di 
riqualificazione  e sicurezza del
parco urbano di Montelepre.

    Il padre di «omissis», «omissis», e' stato
notato in compagnia di «omissis», nel 
periodo  in  cui, 
sia  nella  qualita' 
di  titolare dell'omonima  ditta  
individuale   che   di  
procuratore   speciale dell'impresa
associata «omissis», stava realizzando il 
parco  urbano di Giardinello.
    «omissis» figura tra i partecipanti, nel
2008, alla cena politica presso la trattoria «omissis» di Montelepre  di 
cui  si  dira' 
piu'
avanti.

    Lo stesso e' stato rinviato a giudizio per
il reato di subappalto non autorizzato in concorso.  pratiche condono edilizio a «omissis».

    «omissis», gia' condannato nel 2010 per
violazioni  edilizie,  e' stato responsabile tecnico della societa'
«omissis»,  di  cui 
si  e' gia' riferito.

c) L'urbanistica e le
concessioni edilizie.
    Con riferimento al settore dell'edilizia
privata, la  commissione di indagine ha
riscontrato che non esiste, agli atti del 
comune,  un quadro certo ed
incontrovertibile che indichi l'avvio 
dei  lavori  a seguito del rilascio dei titoli
abilitativi.  Da  cio' 
consegue,  in particolare,
l'assenza di qualsiasi certezza in 
ordine  al  rispetto dei 
termini  legali  entro 
cui  e'  lecito 
esercitare  l'attivita' edificatoria.
Infatti, non tutti coloro ai quali e' stato 
rilasciato un  qualunque  titolo 
edificatorio  (concessioni  in 
primis)  hanno denunciato
formalmente l'inizio  dei  lavori, 
ne'  tantomeno  esiste alcuna forma di  accertamento 
sistematico,  da  parte 
degli  uffici comunali,  sul 
regolare  andamento   degli  
stessi.   Difatti,   la commissione di accesso ha accertato che
dopo il rilascio  del  citato titolo, il servizio urbanistico non ha
avviato controlli se non sulla scorta di iniziative della Polizia municipale, a
sua volta attivatasi a seguito di esposti 
di  cittadini  o 
di  interventi  della 
locale stazione dei Carabinieri.

    Comunque sia, anche nei casi in cui gli
abusi edilizi sono  stati accertati in
maniera incontrovertibile  ed  evidente, 
nessuna  delle conseguenti
ordinanze-ingiunzione di demolizione e' stata portata  ad
esecuzione.

    Emblematici i casi appresso indicati:

    A seguito di  verbale 
di  accertamento  effettuato 
dal  comando Polizia municipale,
in data 22 dicembre 2010, avente  ad  oggetto 
la realizzazione  di  opere 
edili  in  difformita'  
alla   concessione edilizia, il
dirigente del settore  territorio  e  ambiente  emetteva l'ordinanza dirigenziale n. 2 del 9
maggio  2011,  con 
la  quale  si ingiungeva ai fratelli  «omissis» 
e  «omissis»,  la 
demolizione,  a propria cura e
spese, delle opere abusive individuate e il ripristino dello stato dei luoghi
entro novanta giorni, avvertendo che, in 
caso contrario, il bene immobile sarebbe stato acquisito al patrimonio
del comune per la conseguente demolizione a cura del medesimo ente.

    In 
relazione  a  tale 
ordinanza,  in  data 
1°   agosto   2011, pervenivano al comune di Montelepre
due  istanze  degli 
interessati, con le quali si chiedeva il rilascio della  concessione 
edilizia  in sanatoria,
verosimilmente, ai sensi  dell'art.  36 
del  decreto  del Presidente  della  
Repubblica   n.   380/2001.  
Nessuna   ulteriore documentazione
la commissione d'accesso rinveniva 
nel  fascicolo,  a proposito 
di  quanto  previsto 
nell'ordinanza  demolizione  che  e'
rimasta ineseguita.

    E' interessante notare che i fratelli
«omissis», oltre ad  essere cugini dell'impiegata
comunale «omissis», hanno rapporti di parentela
con «omissis», indiziato di
appartenenza alla mafia, in quanto nipoti della sorella del predetto. Per
quest'ultimo si riporta,  di  seguito uno stralcio della richiesta  di 
applicazione  di  misure 
cautelari formulata in data 9 settembre 2013  dalla 
Procura  della  Repubblica presso il tribunale di Palermo,
nei confronti del  medesimo  ritenuto responsabile  di: 
«aver  fatto  parte 
della  famiglia  mafiosa  
di Montelepre, assumendone la qualita' di vice-capo dall'estate
2011  al novembre 2011; aver
mantenuto,  attraverso  il 
continuo  scambio  di contatti e attraverso riunioni e incontri,
un  costante  collegamento con gli altri associati in  liberta' 
e  con  il 
rappresentante  del mandamento di
Camporeale».

    La conseguente ordinanza di custodia
cautelare del G.I.P. in data 10 ottobre 2013, ha confermato la sussistenza  di 
«gravi  indizi  di colpevolezza da cui desumere che
"omissis" abbia  fatto  parte 
della famiglia mafiosa di Montelepre con il ruolo di vice-capo».

    Un'ulteriore  ordinanza-ingiunzione  del 
settore  territorio   e ambiente, emessa in data 7 aprile  2008 
nei  confronti  dei  coniugi
«omissis» e «omissis», prevedeva la demolizione delle  opere 
abusive individuate nel verbale di accertamento effettuato (a
seguito  di  un esposto) dal comando della Polizia
municipale; anche in  questo  caso la suddetta ordinanza non  e' 
stata  eseguita,  pur  in  assenza 
di
istanza di sanatoria.

    Appare opportuno segnalare che la predetta
«omissis» e' nipote di «omissis», tratto in arresto l'8  novembre 
2007  e  sottoposto 
alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di  soggiorno 
per  la durata di anni 2 (fino al
7 febbraio  2013),  per 
aver  favorito  la latitanza dei noti mafiosi «omissis» e
«omissis».

    Inoltre, l'analisi delle singole
concessioni  edilizie,  condotta su soggetti direttamente o
indirettamente legati ad  esponenti  della cosca locale ha rivelato in modo chiaro
la capacita'  della  famiglia mafiosa di Montelepre di infiltrarsi
in un ganglio  essenziale  della vita dell'ente locale, cioe'
quello  del  governo 
del  territorio  e dell'esercizio dell'attivita' edificatoria,
piegando a proprio favore le procedure dettate in questa materia dal legislatore.  Infatti, 
le concessioni edilizie venivano rilasciate,  nella 
maggior  parte  dei casi, senza alcun controllo sulla
documentazione prodotta, ne' veniva poi 
richiesto  il  pagamento 
in  misura  corretta 
degli  oneri  di urbanizzazione e del costo di costruzione.

    Illuminanti,  a 
tal  proposito,  sono 
le  concessioni  edilizie rilasciate a:
    «omissis», genero del gia' citato  impiegato 
comunale  «omissis»
(arrestato lo scorso ottobre
nell'operazione Nuovo mandamento 3);
    «omissis» che - secondo quanto emerge  dalla 
piu'  volte  citata ordinanza del G.I.P. nell'ambito
dell'operazione «Nuovo mandamento» -ha 
assunto  le  mansioni 
di  reggente  della 
famiglia  mafiosa  di Montelepre durante il periodo compreso
dall'anno 2006 all'anno 2009;
    «omissis», 
moglie  del  mafioso 
«omissis»,  condannato  per  il
delitto di cui all'art. 416-bis del codice penale,  e 
raggiunto  nel dicembre 2009
da  ordinanza  di 
custodia  cautelare  del 
G.I.P.  n. 11998/08, «... per
avere  costituito  un 
punto  di  riferimento 
nel territorio  di  Montelepre, 
ponendosi  alle  dirette 
dipendenze  di "omissis",
 e "omissis", per avere
mantenuto, attraverso lo scambio di messaggi e attraverso riunioni ed incontri,
un costante  collegamento con gli altri
associati in liberta' e quelli latitanti.»;  
    «omissis» (titolare dell'omonima ditta
individuale), cognato  del gia' citato
«omissis» anch'egli arrestato nell'ambito della 
predetta operazione Nuovo mandamento 3.

    In tutti questi casi, l'attivita' ispettiva
ha messo in  luce  la sistematica  approvazione 
in  tempi  brevissimi  
da   parte   della commissione edilizia delle
richieste  di  concessione, 
non  tenendo, peraltro,   in  
alcuna   considerazione,   nella  
verifica    della documentazione
prodotta, il rispetto del piano 
regolatore,  oltre  a violazioni di carattere formale (quale, a
titolo esemplificativo,  la mancata
nomina del direttore dei lavori).

d) L'attivita' di riscossione dei tributi.
    La
commissione d'accesso ha preliminarmente evidenziato una grave situazione 
finanziaria  dell'ente,  esplicitata  soprattutto  da 
un cronico deficit di cassa  causato,  principalmente, 
da  una  carente capacita' di riscossione delle entrate proprie
(in particolare per le tasse locali l'indice di capacita' di riscossione
si  attesta  ad  un magro 0.33%).

    Alla luce di
quanto sopra, ha effettuato un analitico esame delle singole posizioni
contributive con  riferimento  a  due  campioni 
di soggetti:

    
personaggi riconducibili alla
locale consorteria mafiosa;
    
sindaco, assessori e
consiglieri comunali.

    In sintesi,
dal predetto controllo operato dalla commissione sono emerse le seguenti
anomalie: 

    incapacita'
strutturale, da  parte  del  comune,  di 
monitorare, accertare e riscuotere il quantum relativo alla contribuzione
locale;
    scarsa
incisivita' nel recupero coatto delle  somme  non 
versate dai contribuenti;
    altissime
percentuali di mancata riscossione/evasione riscontrata in capo ai
soggetti sottoposti a verifica (affini al locale sodalizio mafioso 85%, e
ai politici locali 25%);
   
gravi   carenze   strutturali,  
organizzative    e   
gestionali dell'ufficio tributi (locali adibiti agli  uffici 
inadeguati,  mezzi tecnico/informatici obsoleti, personale
esiguo  e  non  adeguatamente qualificato).

    Alla luce
delle considerazioni suesposte, appare  chiaro  che 
vi sia, da un lato una totale inadeguatezza dell'apparato pubblico, 
con riferimento alla capacita' di gestione e riscossione dei  tributi 
e, dall'altro,  una  fortissima  sudditanza  
dell'ente   comunale   nei confronti dei soggetti
facenti parte della locale cosca  mafiosa,  ai quali, con
riferimento alle entrate gestite direttamente  dal  comune ed in
molti casi, non risulta che l'ente abbia  mai  richiesto 
alcun pagamento.

3) Atto intimidatorio del 19
settembre 2013.
    A 
conferma   della   pervicace  
presenza   della   criminalita' organizzata nel  territorio 
di  Montelepre,  si 
ritiene  importante segnalare un
episodio inquietante avvenuto il 19 settembre scorso. Si tratta del
rinvenimento di due teste  di  capretto 
e  di  un 
foglio manoscritto recante frasi intimidatorie, all'interno di un
escavatore parcheggiato nel 
cantiere  edile  ubicato 
nel  centro  abitato 
del medesimo comune, ove 
erano  in  corso 
lavori  di  urbanizzazione  e riqualificazione urbana, aggiudicati dal
comune  di  Montelepre 
alla gia'  menzionata  ditta 
«omissis»  impresa,   come  
si   e'   detto riconducibile ai fratelli «omissis» e
«omissis».  La  gravita' 
e  la tipologia del gesto ne fanno
ipotizzare la matrice mafiosa.

    Al riguardo, e' appena il caso di
evidenziare che nell'ambito dei suddetti lavori la medesima ditta aveva gia'
subito un  tentativo  di estorsione mafiosa, e le conseguenti indagini  avevano 
portato  alla cattura di alcuni
esponenti della locale cosca, tra cui 
«omissis»  e «omissis»,  coinvolti 
nella  gia'  citata 
operazione   di   polizia giudiziaria Nuovo mandamento; in
tale contesto «omissis»  aveva  reso dichiarazioni collaborative
all'autorita' giudiziaria.

    Pertanto, e' importante sottolineare come,
a  distanza  di 
pochi mesi dalla suddetta operazione che, tra l'altro,  aveva 
azzerato  la capacita' operativa
della famiglia mafiosa di 
Montelepre,  traendone in arresto
capi e gregari, sia riemersa, in tutta la sua arroganza ed estrema dinamicita'
criminale, l'organizzazione mafiosa 
locale  che, con ogni mezzo,  ha 
continuato  nel  tentativo 
di  inserirsi  nelle attivita' imprenditoriali e nella
gestione degli appalti pubblici del comune di Montelepre, attraverso la
reiterazione di  un'attivita'  di natura estorsiva, posta in essere con una
metodologia  odiosa  e  dal valore
fortemente intimidatorio.

    A rendere ancora piu'  preoccupante 
il  gesto  criminoso  e'  la considerazione
che la cosca mafiosa locale ha perpetrato 
tale  gesto intimidatorio
incurante  del  fatto 
che  il  comune 
di  Montelepre, attualmente retto
da un commissario straordinario regionale, in 
quei giorni  era  oggetto  
dell'accesso   ispettivo   della  
commissione d'indagine che quotidianamente vi si recava allo scopo  di 
accertare l'eventuale  
presenza   di   fenomeni  
di   infiltrazione   e   
di condizionamento di tipo mafioso.

    La risposta dello Stato non ha tardato a
farsi sentire.  Difatti, come gia' detto,
in  data 
10  ottobre  2013, 
il  G.I.P.  presso 
il tribunale di Palermo ha emesso una ulteriore  ordinanza 
di  custodia cautelare in carcere
nei confronti di n. 7 soggetti indagati 
per  il delitto di partecipazione
all'associazione mafiosa  denominata  «Cosa Nostra» ed  affiliati 
alla  cosca  di 
Montelepre.  Nell'ambito  del suddetto provvedimento cautelare e' stata
definita, tra  l'altro,  la posizione di «omissis»  (padre 
del  piu'  volte 
citato  «omissis»), coinvolto
nella vicenda inerente l'attivita' estorsiva nei  confronti della ditta «omissis».

    Dal 
complesso  degli  elementi 
e  delle  circostanze  
riferite emergono, in maniera assolutamente inequivocabile,
concreti,  univoci
e rilevanti elementi  su 
collegamenti  diretti  e 
indiretti  tra  i responsabili della famiglia mafiosa di
Montelepre sopra menzionati  e rappresentanti
dell'amministrazione comunale. Ancor piu' grave appare la   vicinanza  
del   primo   cittadino  
«omissis»   a   «omissis», rappresentante di Cosa Nostra nel
territorio di Montelepre.

4) Per completezza si riferisce
in merito ai rapporti di parentela  e
  frequentazione dei rappresentanti
dell'amministrazione comunale con
  esponenti della criminalita' organizzata.  Sindaco      «omissis».

    L'ordinanza cautelare del 4 aprile 2013 ha
ampiamente evidenziato
lo stretto legame del  primo 
cittadino  con  il 
responsabile  della famiglia di
Montelepre. Peraltro, l'ex sindaco «omissis» e' 
altresi' stato  notato  piu' 
volte  -  in 
particolare  nel  periodo  
appena precedente le consultazioni elettorali che portarono alla  sua 
prima elezione a sindaco - in compagnia del mafioso «omissis», di cui si
e' gia' detto sopra, il  quale  e' 
figlio  del  noto 
«omissis»,  «uomo d'onore» della
famiglia mafiosa di Montelepre, 
inserito  ai  vertici della struttura criminale avendo
rivestito il ruolo di capo decina.
    Inoltre, il «omissis», risulta legato
da  vincoli  di 
parentela, seppure lontani, con «omissis» (3) , che a sua volta risulta
essere:
    affiliato alla famiglia mafiosa di
Montelepre;
    cugino di primo grado di «omissis»,
arrestato  nell'ottobre  2013 nell'ambito delle operazioni «Nuovo
mandamento»;
    cognato (4) del  mafioso 
«omissis»,  e  dell'impiegato  comunale «omissis» (gia' autista del sindaco
«omissis»),  entrambi  tratti 
in arresto il 15 ottobre scorso.  Assessore
     «omissis».

    E' cognato 
del  capo  della 
famiglia  mafiosa  di 
Giardinello, «omissis» 
(tratto  in  arresto 
nell'ambito  dell'operazione  «Nuovo mandamento») in quanto il
fratello  «omissis»  e' 
coniugato  con  la sorella di quest'ultimo, «omissis».  Assessore      «omissis».

    E' indicato tra i partecipanti, nel 2008
(all'epoca ricopriva  la carica di vice
sindaco del comune di Montelepre) alla 
cena  politica presso la trattoria
«omissis»  di  Montelepre, 
a  cui  parteciparono politici («omissis», «omissis»,
attualmente sindaco di  Giardinello), imprenditori
(«omissis», titolare della ditta «omissis» poi risultata affidataria di lavori
al comune di  Montelepre),  impiegati 
comunali (il gia'  citato  «omissis») 
e  mafiosi  («omissis», 
favoreggiatore dell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra e  legato 
ai  «omissis»,  la famiglia mafiosa dei noti capi mafia
«omissis» di Partinico).  Presidente del
consiglio comunale      «omissis».

    E' indicato tra i partecipanti, nel 2008,
alla sopra citata  cena politica presso
la trattoria «omissis».  Consigliere di
maggioranza      «omissis».
    E' fratello di «omissis», a sua volta, e'
cognato  di  «omissis», figlia di «omissis», noto mafioso:
    la madre, «omissis» e' sorella di
«omissis», quest'ultimo cognato del predetto «omissis»;
    il noto mafioso «omissis» e' padrino di
battesimo di uno dei suoi figli.

    Il predetto consigliere, in data 15 ottobre
2004, e' stato notato a Montelepre in compagnia di «omissis», genero e cognato
dei  mafiosi
«omissis» e «omissis».  Consigliere di maggioranza      «omissis».

    In data 11 novembre 1998 veniva notato in
Montelepre in compagnia di «omissis», tratto 
in  arresto  il 
15  ottobre  2013 
nell'ambito dell'operazione di polizia giudiziaria Nuovo mandamento  3 
«...  per aver fatto parte della
famiglia mafiosa di Montelepre assumendone 
la qualita' di capo decina 
dall'estate  2011  al 
novembre  2011  e  di co-reggente
dal febbraio 2012 sino ad oggi.  Consigliere
di maggioranza      «omissis».
    E' indicato tra i partecipanti,  nel 
2008,  alla  predetta 
cena politica presso la trattoria «omissis».  Consigliere di maggioranza      «omissis».
    E' cognato di «omissis», collaboratore  di 
giustizia,  il  quale annovera precedenti di polizia per
associazione a delinquere di  tipo mafioso,
danneggiamento, omicidio doloso, porto abusivo e  detenzione di armi, delitti contro l'incolumita'
pubblica, furto ed evasione.  Consigliere
di minoranza      «omissis».
    E' stato notato da militari dell'Arma, in
numerose  occasioni,  a Montelepre e Partinico, in compagnia di
soggetti  pregiudicati  anche per fatti di mafia. Nello specifico:
    in data 9 settembre 1997, 31  agosto 
1998  e  2 
marzo  2001  di «omissis», pluripregiudicato, vicino ad
ambienti mafiosi;
    in data 23 maggio 1999, di «omissis» e del
mafioso «omissis»;
    in data 20 giugno 2000, di «omissis» e
«omissis», con  precedenti
di polizia;
    in data 16 marzo 2001, di «omissis, il
quale e' stato  tratto  in arresto l'8 novembre 2007 e sottoposto
alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata
di anni 2,  per  aver favorito la latitanza dei noti mafiosi
«omissis» e «omissis».  Consigliere di
minoranza      «omissis».

    E' stato visto dalle Forze dell'ordine, in
compagnia di  soggetti pregiudicati anche
per fatti di mafia. Nello specifico:
    in data 26 gennaio 2003,  veniva 
controllato  con  «omissis» 
il quale annovera vari precedenti di polizia;
    in data 16 gennaio 2007, veniva  notato 
in  compagnia  del 
noto «omissis», di cui si e' detto sopra 
e  di  «omissis», 
sopra  citato consigliere di
minoranza del comune di Montelepre;
    in data 15 settembre 2008, il commissariato
di P.S. di Partinico, gli rigettava l'istanza di rilascio porto di fucile per
uso  sportivo a causa della
frequentazione di  soggetti  controindicati  anche 
per fatti di mafia. Per lo stesso motivo veniva emesso nei suoi
confronti un divieto della prefettura di 
Palermo,  di  detenzione 
di  armi  e munizioni.

Considerazioni conclusive.

    La 
pervasiva  influenza  dell'organizzazione   mafiosa,  
emersa chiaramente dagli accertamenti esperiti  dalle 
Forze  di  Polizia 
e dalla  commissione  di 
accesso,  evidenzia  un 
quadro   di   palese alterazione  della 
libera  attivita'  amministrativa  degli  
organi elettivi del comune di Montelepre, con conseguente compromissione
del buon andamento della cosa pubblica, del 
regolare  funzionamento  dei servizi e del libero esercizio dei
diritti civili, che  ha  intaccato il  
sereno   svolgimento   dell'attivita'    dell'intero    apparato amministrativo e determinando
pregiudizio per l'ordine e la sicurezza
pubblica.

    Lo 
scenario  investigativo   e  
l'attivita'   ispettiva   della commissione di accesso, hanno
evidenziato come la «famiglia»  mafiosa di
Montelepre si fosse  infiltrata  all'interno 
dell'amministrazione del predetto comune, mettendo,  altresi', 
in  luce  chiari 
elementi sintomatici del condizionamento mafioso. Tali valutazioni
sono  state condivise nella riunione del
Comitato per  l'ordine  e 
la  sicurezza pubblica, integrata
con la partecipazione  del  rappresentante  della Procura della Repubblica -  DDA, 
presso  il  tribunale 
di  Palermo, tenutasi in data 12
dicembre 2013.

    Conclusivamente, ritiene la scrivente che,
alla  luce  di 
quanto rilevato e rassegnato, sussistano quei concreti, univoci e  rilevanti elementi di cui all'art. 143, commi
1 e 13, del  decreto  legislativo n. 267/2000, che comprovano la
presenza di forme  di  condizionamento da  parte 
della  criminalita'  organizzata, 
che  hanno  determinato un'alterazione del procedimento
di formazione  della  volonta' 
degli organi elettivi e compromesso il 
buon  andamento  e 
l'imparzialita' dell'amministrazione comunale di  Montelepre 
ed  anche  il  regolare
funzionamento dei servizi ad essa affidati.
Il dirigente: Mongiovi'

                                                Il prefetto: Cannizzo

(1) Impresa che ha effettuato
lavori pubblici finalizzati al recupero
    e all'adeguamento e sistemazione esterna
della palestra  comunale
    di Montelepre sita in c.da Presti Snc.

(2) Emessa dal G.I.P. del tribunale
di Palermo nei confronti, tra gli
    altri, anche del latitante «omissis».

(3) Poiche' la bisava materna
del sindaco «omissis»,  «omissis»,  era
    sorella del bisavo paterno di «omissis».

(4) In quanto le mogli di
«omissis»  e  «omissis» 
sono  sorelle  del
    «omissis».





12 Marzo 2014

La Presidenza del Consiglio comunica che: Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 16.20 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Segretario il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Graziano Delrio.




Provvedimenti











DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Scioglimento del Consiglio comunale di Montelepre (PA), a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.



DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Scioglimento del Consiglio comunale di Montelepre (PA), a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Consiglio dei Ministri: 12/03/2014


Proponenti: Interno




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ComunicatiConsiglio dei Ministri n.6

Sciolto il Comune di Montelepre 
“Accertate infiltrazioni mafiose”

montelepre

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Montelepre, nel Palermitano, “al fine di consentire -si legge nel comunicato di Palazzo Chigi- il risanamento delle istituzioni locali nelle quali sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”.
Ha partecipato alla discussione Lucia Borsellino, assessore regionale alla Salute, in rappresentanza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che era stato invitato come prevede lo Statuto regionale.
Il provvedimento è arrivato in serata dopo la riunione del Consiglio dei ministri, durante il quale il premier Matteo Renzi ha annunciato le nuove misure per l’economia. Per la formalizzazione dello scioglimento, adesso si attende la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale con la firma del presidente della Repubblica, che riporterà anche le motivazioni della decisione.
Successivamente, la Prefettura di Palermo dovrà inviare tre commissari straordinari che si insedieranno per almeno 12 mesi. Il municipio dal mese di luglio dello scorso anno è guidato dalviceprefetto Antonino Oddo, nominato dall’assessorato regionale agli enti locali, dopo le dimissioni di Consiglio comunale e del sindaco.
Ora invece sarà sostituito da una commissione straordinaria, formata da tre membri, per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino ad un massimo di 24 in casi eccezionali. Poi si potrà tornare a votare per scegliere gli organi amministrativi. La decisione del governo, segue l’operazione antimafia “Nuovo Mandamento”, condotta dai carabinieri della Compagnia di Monreale quasi un anno fa.
In manette finirono esponenti delle cosche mafiose della zona e il sindaco Giacomo Tinervia, poi scarcerato e adesso in attesa di processo con l’accusa di concussione. Da agosto a novembre, funzionari della prefettura e delle forze dell’ordine arrivati in municipio hanno spulciato deliberi e atti. La relazione con l’esito dei controlli è stata poi trasmessa al ministero dell’Interno che ha accertato forme di condizionamento da parte della mafia, procedendo dunque allo scioglimento del comune di Montelepre.
Adesso si attende l’inizio del processo, la cui udienza preliminare è fissata per martedì prossimo. Nelle scorse settimane, il Pd locale e il Movimento giovanile “Volta La Carta”, avevano invitato il Commissario Oddo a costituirsi parte civile al processo e chiedere il risarcimento dei danni di immagine subiti, così come hanno fatto già i comuni di Monreale, Giardinello, Partinico, l’associazione Addio pizzo e gli imprenditori che hanno denunciato le estorsioni subite.

http://palermo.blogsicilia.it/sciolto-il-comune-di-montelepre-accertate-infiltrazioni-mafiose/243495/

Dall'antimafia all'arresto La parabola del sindaco




Parlano due imprenditori vessati dal pizzo
scatta un blitz antiracket a Montelepre




I carabinieri del Gruppo Monreale hanno individuato altri componenti del "super mandamento" creato in provincia di Palermo. In manette anche l'autista dell'ex sindaco Giacomo Tinervia, che avrebbe fatto da tramite fra il titolare di una ditta e i boss. Le mani di Cosa nostra sugli appalti






















Salvatore De Simone, autista
dell'ex sindaco Tinervia 

















Cucchiara, ELIMAR Srl, GIUSEPPE ABBATE, GIUSEPPE LOMBARDO, ISOLA DELLE FEMMINE, LIOTTA, MAFIA, MANIACI, MONTELEPRE, PALAZZOLO, PARTINICO, SALAVATORE DE SIMONE, SCIORTINO, TINERVIA, VASSALLO FRANCESCO,

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