COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






mercoledì 30 ottobre 2013

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione 300 i dipendenti indagati

Con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità nelle file dell’amministrazione

di ELEONORA IANNELLI
PALERMO. Insospettabili impiegati che, nei propri orticelli di casa, coltivano cannabis per lucrose attività di spaccio, o scaricano musica e vendono cd e beni di ogni genere su internet. C'è chi ha un doppio lavoro e nei propri uffici è uccel di bosco. Perfino un episodio di molestie sessuali, archiviato perché il dipendente, nel frattempo, è andato in pensione. Nella pachidermica macchina della Regione, con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità con ben 300 procedimenti disciplinari aperti. E scattano, con una circolare del dipartimento Funzione pubblica, regole più rigorose, tempi perentori per l'istruttoria e la chiusura delle «indagini» interne e anche nuove disposizioni di trasparenza e anticorruzione, in applicazione della riforma Brunetta del 2009. Insomma, un drastico giro di vite.



I 300 fascicoli sulla scrivania dello speciale Ufficio per i procedimenti disciplinari si riferiscono a infrazioni gravi rilevate, punibili con sanzioni che partono da 10 giorni di sospensione dal servizio senza retribuzione, fino al licenziamento. Dietro sportelli e uffici, non solo le furbizie degli scansafatiche, le assenze ingiustificate e gli orari «fai da te», ma anche macroscopici disservizi agli utenti. E reati di peculato, corruzione, concussione. Nel mirino dell'Ufficio «investigativo» sono finiti soprattutto i settori della Formazione, della Motorizzazione e dell'Agricoltura, con un 10% di coinvolgimento di dirigenti. Da gennaio a giugno 2013, sono scattati i seguenti provvedimenti: il licenziamento di una persona, accusata di corruzione, sorpresa in flagrante con una «mazzetta», che però ha impugnato il provvedimento; 12 sospensioni obbligatorie per arresti (in carcere o ai domiciliari, oggi, ci sono cinque dipendenti) o condanne in primo grado per corruzione, concussione e peculato (nei dodici mesi dell'anno precedente, erano state otto). La sospensione può durare fino a un massimo di 5 anni; poi, se il procedimento penale non si conclude, l'amministrazione è costretta a reintegrare il dipendente, ma alcuni settori saranno per lui «off-limits». Spulciando ancora l'elenco, figurano una censura; 25 contestazioni. Ben 160 le richieste di aggiornamento inviate alle Procure (in tutto il 2012 erano state 67). In aumento, quindi, perché sono state acquisite d'ufficio le notizie di stampa sui procedimenti penali, piuttosto che attendere le notifiche dalle cancellerie. L'Ufficio, adesso, aspetta montagne di aggiornamenti per i casi connessi alle recenti inchieste sulla formazione. E altri procedimenti saranno attivati. 



Parallelamente, sul versante normativo, sono state introdotte alcune novità, o rispolverate regole già esistenti, con una circolare dell'assessorato alle Autonomie locali, guidato da Patrizia Valenti, a firma del dirigente generale, Luciana Giammanco, nominata pure, con decreto del presidente Crocetta, responsabile della prevenzione della corruzione. In fase di elaborazione, c'è anche il piano triennale di prevenzione della corruzione, che conterrà un codice di comportamento e di trasparenza, con particolare attenzione per le «aree» individuate come a rischio. Dovrà essere approvato in giunta e trasmesso al Ministero entro gennaio. «Sia chiaro - dice la Valenti - che chi sbaglia paga e va incontro a sanzioni, rischiando anche il posto di lavoro. Nessun intento persecutorio, ma rispetto delle regole e trasparenza, in linea con le normative nazionali del 2009 e del 2012 su prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione».


FONTE DELLA NOTIZIA 



NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE "PROCESSO" DA FARE IN 120 GIORNI 

Palermo 
Per i dipendenti regionali occhio alle sanzioni e anche alla mannaia dei rimborsi di tasca propria. Finora, in Sicilia, vigevano le modalità stabilite con una circolare del 2010, meno intransigenti e spesso disattese, come spiega la dirigente Luciana Giammanco, che denuncia "aspetti patologici, soprattutto nella tempistica, che a volte hanno portato all'inevitabile decadenza dell'azione amministrativa.

Queste le nuove regole. Si distinguono due tipi di intervento disciplinare: quello "semplificato" e "l'ordinario". 

Il primo quando la presunta violazione è punibile con una sanzione inferiore a 10 giorni di sospensione dal servizio  senza retribuzione, quale può essere un'assenza ingiustificata (se annosa, rientra nei casi casi gravi; nel 2013, quattro episodi sanzionati).

E' di esclusiva competenza del Capostruttura del Dipartimento, che, entro 20 giorni. deve contestare l'addebito.

L'iter deve chiudersi inderogabilmente entro 60 giorni.

Superato il termine, l'Amministrazione perde il diritto all'azione disciplinare e di questa decadenza risponde in prima persona il dirigente.

Per i casi più gravi, invece, la competenza è dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari, di cui è responsabile Pio Guida.

Si segue un persorso più complesso: 40 giorni per l'avvio; 120 giorni per la conclusione.

E, inoltre, bisognerà garantire l'anonimato delle denunce per la tutela dal rischio ritorsioni.

E vige l'obbligo di pubblicare i nomi dei titolari di collaborazioni o consulenze.

In  caso di "dimenticanza". si risponderà di tasca propria.
(Eia) 


FONTE DELLA NOTIZIA 





Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

SALVATORE ANZA',PIETRO TOLOMEO,DECRETO 693 18 LUGLIO 2008,ITALCEMENTI,PIANO ARIA SICILIA,SANSONE,GELARDI,MANISCALCO,ARNONE,SENTENZA 5455 2012,SENTENZA 2708 2010

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