COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






mercoledì 18 settembre 2013

Parla Zita, il nemico della 'squadra': "mi hanno rimosso senza un motivo"

Parla Zita, il nemico della 'squadra': "mi hanno rimosso senza un motivo"



Lo sfogo del dirigente della Regione: "Intralciavano di continuo il mio lavoro"

Melandri, Bindi, Lorenzetti e Finocchiaro
Melandri, Bindi, Lorenzetti e Finocchiaro
Firenze, 18 settembre 2013 - "La sostituzione da responsabile dell’ufficio Via della Regione Toscana fu immotivata e lesiva della mia professionalità; scrissi al mio dirigente che accettavo la decisione dei vertici regionali solo per spirito di servizio": così l’architetto Fabio Zita, lo "stronzo", "bastardo", "terrorista", nemico della squadra capeggiata, secondo le accuse dei pm, da Maria Rita Lorenzetti, ricostruisce all’Ansa la sostituzione subita nel luglio 2012. Quella rimozione dall’ufficio Valutazione impatto ambientale, secondo il gip Angelo Antonio Pezzuti, avvenne proprio per le pressioni della presidente di Italferr sulla Regione Toscana.
Tra i progetti, l’ufficio Via si stava occupando di rilasciare un parere sui lavori per il tunnel Tav di Firenze e l’architetto Zita, forte di pareri tecnici precisi, era contrario al desiderio di Italferr e consorzio Nodavia di far passare le terre di scavo del tunnel come sottoprodotti edili, anziché di considerarli rifiuti essendo una miscela semifluida di terra e additivi chimici come la bentonite.
Nell’estate 2012, racconta Zita, "mi convocò il dirigente Barretta e mi disse che era opportuno che mi dedicassi ad un’altra esperienza lavorativa. Gli dissi che non gradivo questa impostazione e poi scrissi una lettera di due pagine a lui e alla direzione del personale della Regione esprimendo una serie di eccezioni quindi venni trasferito a responsabile del Piano paesaggistico regionale".
Il 3 luglio 2012 Zita era fuori dall’ufficio Via della Toscana "dopo avervi lavorato 18 anni come dirigente avendo vinto un concorso. Ho valutato 950 progetti, solo meno del 10 per cento. Non ho mai perso un contenzioso, mi sono occupato di due leggi regionali".


E le pressioni sul parere per le terre di scavo? "Mi volevano prendere per stanchezza: arrivavano continuamente richieste di relazioni esplicative, di promemoria e altri documenti, che mettevano in difficoltà l’ufficio, tuttavia coi miei collaboratori rispondevamo a tutto". In una riunione a Roma, fu lui stesso a dire di aspettarsi "pressioni". "Il parere sulla Via è frutto del lavoro di tanti soggetti - aggiunge il dirigente -. Inoltre una volta al mese venivano fatti briefing con il dirigente e con gli assessori competenti di volta in volta in cui sintetizzavo le criticità dei singoli progetti".
Zita, che per l’eolico nel pisano ha ricevuto minacce di morte, si dice "amareggiato ma non sorpreso di quanto gli è accaduto". "Da 30 anni a ora la situazione è molto peggiorata. Ora non ho fiducia in questa politica, in questa pubblica amministrazione per come è organizzata e per chi ci sta intorno: ci sono interessi e appetiti troppo grandi, è lo specchio dei tempi".


15 giugno, Regione Toscana: una losca manovra di Rossi


Il Comitato Ariacheta con costernazione apprende della recente manovra del governatore della Regione Toscana (commentata qui sotto dai comunicati che riportiamo).
Si tratta di un atto grave che con un colpo di mano, per altro in nessun modo motivato,  elimina uno dei pochi controlli ancora esistenti sul territorio, lascinado mano libera agli interessi delle grandi cordate che operano nel settore delle opere pubbliche.
Tutta la nostra solidarietà a Fabio Zita, il funzionario dell'Ufficio Via di cui negli anni abbiamo imparato ad apprezzare la trasparente integrità, e all'amica Mariarita Signorini di Italia Nostra, che con incessante energia da anni continua a denunciare le losche manovre dietro cui si celano gli speculatori del territorio.



Con delibera del 15 giugno, il governatore compie il "piccolo golpe" (secondo la definizione di Italia Nostra e ComitatonotunnelTav che denunciano l'accaduto) e avoca a se stesso le deleghe

 Firenze - Cosa succede in Regione Toscana? Qualcosa che Italia Nostra Firenze giudica "un piccolo golpe". E sono Maria Rita Signorini, del direttivo nazionale dell'associazione ambientalista, insieme a Tiziano Cardosi, esponente del ComitatonotunnelTav, a fare emergere la delibera del 15 giugno con cui il presidente Enrico Rossi toglie all'assessorato all'ambiente e riserva a se stesso le competenze su Via (valutazione d'impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) "peraltro – come aggiungono Signorini e Cardosi – senza alcuna motivazione".

"E' inquietante perché avviene all'indomani delle dichiarazioni dello stesso presidente sull'assoluta necessità di procedere con le "grandi opere" infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di Tav – spiega la nota congiunta - non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la Via e la Vas".

Ma non basta, come spiegano Signorini e Cardosi. "Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano dell’avvenuta rimozione del Responsabile del Settore regionale competente per la Via, per destinarlo ad altro incarico". Insomma, quello che preoccupa l'associazione ambientalista e il ComitatonotunnelTav, è la "desertificazione" che di fatto "sembra essere praticata in una postazione così importante, che svolge un controllo su permessi fondamentali per assicurare la sostenibilità delle opere sottoposte a giudizio degli esperti". E la polemica è inevitabile: fra le cause della decisione del governatore, i dubbi espressi da Signorini e Cardosi energono chiari. "Forse applicare le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un "ostacolo" agli appetiti cementizi? - attaccano - non sarà perché, ad esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di Arpat e Ministero, il Settore Via ha dato parere negativo all'utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato dalla talpa (Monnalisa) classificato come rifiuto? Questa classificazione rende impossibile l'inizio dello scavo delle gallerie fiorentine, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall'AD delle ferrovie Mauro Moretti, all'ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all'ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente regionale). Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui chiediamo una risposta".

E di fronte al fatto compiuto, Italia Nostra parla di un vero e proprio "piccolo golpe": in realtà, si tratta di una competenza propria del presidente, anche se, vista la delicatezza eell'argomento, forse sarebbe stata auspicabile una decisione più ... "condivisa". 
E dunque? Tutto, per Italia Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di cui si auspica "un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo".


© STAMPTOSCANA







Tav, Rossi esautora Bramerini e dirigente Valutazione ambientale. De Zordo: "Tutele troppo invadenti per il presidente ambientalista del fare".


26 Giugno 2012 11:14

Alta velocità Tav, Rossi esautora Bramerini e dirigente Valutazione ambientale.

De Zordo: "Tutele troppo invadenti per il presidente ambientalista del fare".


Il presidente regionale Enrico Rossi sta mostrando un decisionismo muscolare in materia di "grandi opere" che ci suscita più di un allarme. Prima fa le distinzioni fra ambientalisti "buoni" (lui) e "cattivi" (chi si oppone a un inceneritore, una autostrada, un supertunnel), con una logica del "fare" che prescinde dal merito delle opere e delle motivazioni. Poi, individuando nelle "grandi opere" il motore del futuro regionale, si lamenta che queste vadano troppo a rilento, e sprona tutti ad affrettarsi.




Passando dalle parole ai fatti, con un decreto del 14 giugno, che non riporta alcuna motivazione, toglie la competenza in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica a chi ne è naturale depositario, l'Assessore all'Ambiente Bramerini, per riservare a se medesimo l'onere e l'onore di occuparsi direttamente della questione.

Infine rimuove, secondo notizie fondate, il dirigente regionale del settore Valutazioni ambientali, per sostituirlo non si sa con chi. 





Non è dato conoscere neanche in questo caso le motivazioni di un avvicendamento improvviso e inspiegabile. Evidentemente qualcosa non andava. Il dubbio che ci coglie, vedendo tutto l'insieme, è che quello che non piaceva al presidente Rossi fosse un sistema di regole, di tutele e di valutazioni evidentemente troppo invadente per il suo ambientalismo, più attento al "fare" che all'ambiente.

Il dubbio è che meno si scava (nei progetti, non nei tunnel) e meglio è, che l'importante è aprire cantieri, senza tanti "lacci e lacciuoli". Hai visto mai che su certi terreni Rossi e Renzi, che sono ormai come cane e gatto, sono in realtà più vicini di quanto non si pensi

Gruppo Misto Regione Toscana

Comunicato del 27/06/2012

http://ariacheta.blogspot.it/2012/06/15-giugno-regione-toscana-una-losca.html



Fabio Zita è un architetto della Regione Toscana rimosso da dirigente dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale perché, secondo la Procura di Firenze che indaga sul malaffare che ha inquinato l’appalto Tav di Firenze, ha difeso l’applicazione della normativa vigente in materia di rifiuti inquinanti. Ecco la lettera aperta che Italia Nostra e il Comitato NO TUNNEL TAV gli hanno scritto.

tavGentile architetto Fabio Zita,

siamo un gruppo di cittadine/i dell’associazione Italia Nostra e del Comitato NO TUNNEL TAV che a Firenze si oppongono dal 2006 alla realizzazione del Passante TAV che giudichiamo inutile, pericoloso e molto costoso. Dagli sviluppi delle indagini e dalle relative intercettazioni telefoniche che le agenzie di stampa hanno diramato abbiamo visto che, oltre ai 6 arresti eccellenti, esce anche il suo nome.

Parrebbe che Lei sia stato di grande ostacolo al gruppo di potere che stava aggiustando, “con lavoro di squadra”, tutte le gravissime lacune che affliggono questo progetto. In particolare la Sua decisione di considerare le terre di scavo, prodotte dalla fresa durante la realizzazione dei tunnel, come rifiuti speciali da non riutilizzare per risanamento ambientale, ha impedito l’inizio dello scavo.
Dalle intercettazioni stesse risulterebbe che lei è stato considerato come una persona che non sapeva fare il “lavoro di squadra”, cosa in cui invece eccellevano persone come Bellomo o Lorenzetti, capaci di creare una ragnatela di amicizie e di favori e rendere possibile la costruzione del Passante TAV. Risulterebbe anche che lei sia stato considerato uno “stronzo”, un “terrorista”, un “bastardo” per il suo lavoro in cui ha semplicemente fatto il suo dovere, quello cioè di applicare leggi e regolamenti nelle procedure che riguardano il Passante TAV.
In seguito Lei sarebbe anche stato rimosso dal Suo incarico di responsabile delle procedure di VIA nella Regione e le deleghe le avrebbe avocate a sé il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Per questi motivi Le vogliamo esprimere tutta la nostra personale e collettiva solidarietà, La vogliamo ringraziare per il Suo lavoro e l’onestà con cui lo ha fatto. Gli epiteti offensivi che Le sono stati rivolti può considerarli come blasoni da ostentare con orgoglio nella Sua vita come riconoscimento alla sua competenza e soprattutto alla sua onestà intellettuale e professionale.

Abbiamo seguito il suo lavoro, in particolare siamo rimasti scandalizzati dalla Sua rimozione per destinarla ad incarico meno incisivo in un altro assessorato.

Se quello che emerge dalle indagini della Magistratura è la realtà di questo nostro paese non possiamo esimerci da fare alcune considerazioni:
Probabilmente Lei ha fatto semplicemente il Suo lavoro secondo la Sua coscienza e i regolamenti in vigore, ma è sconvolgente vedere la solitudine in cui si è trovato. Mentre politici, dirigenti, imprenditori facevano “lavoro di squadra” per aggiustare le cose peggiori, mentre si scambiavano favori e incarichi ben retribuiti, Lei è rimasto come un eroe solitario, isolato da tutti e probabilmente anche soggetto a mobbing. Nemmeno noi Le abbiamo espresso la nostra solidarietà e vicinanza morale nel timore di poter nuocere a Lei o al Suo lavoro.
La Sua solitudine è un sintomo grave della situazione penosa in cui versano le nostre istituzioni. Questo regime appiccicoso di politici, finti manager, dirigenti sempre inchinati davanti al potente di turno disegnano una Italia in cui la democrazia è solo un involucro vuoto di senso.

Temiamo che figure come la Sua siano ad esaurimento e che i nuovi dirigenti e politici che arriveranno nelle istituzioni saranno selezionati non secondo competenze, ma in base alla fedeltà che sapranno dimostrare al “lavoro di squadra”. Un futuro nerissimo si dipinge per il nostro paese, per la nostra Toscana, per la nostra Firenze.

Speriamo Le possa essere di conforto sapere che noi che scriviamo siamo tanti e che molti di più non Le hanno scritto solo perché non sanno cosa si muove nelle viscere del sistema politico. Sappia di non essere solo: il professor Salvatore Settis ha valutato in circa 30.000 i gruppi di cittadini come il nostro che in Italia si organizzano e si oppongono agli scempi fatti al loro territorio.
Sappia che, anche se non La conosciamo di persona, il Suo lavoro è di conforto anche per noi, una salda speranza per il futuro delle prossime generazioni.

Con stima

Italia Nostra Firenze

Comitato  NO TUNNEL  TAV  FIRENZE 

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GRAMELLINI BUONGIORNO Mal’Italia: i partiti nello Stato

Il Bene Comune in Italia è un male, perché è gestito dai partiti. L’ultimo schizzo di questa triste realtà emerge dalle carte del processo a Maria Rita Lorenzetti, l’ex presidente dell’Umbria arrestata per una storiaccia di appalti che avrebbe ordito come presidente dell’Italferr. Ma vi sembra normale che al timone delle aziende pubbliche finiscano sempre persone «segnalate» dai partiti o dai sindacati?  

Questa Lorenzetti è una dalemiana di ferro e fa parte di un sistema chiuso di potere che in tanti decenni ha prodotto un reticolo di favori, scambi e ricatti, coinvolgendo parenti e compagni in un gigantesco conflitto di interessi. Quando esaurisce i mandati da governatrice regionale, il Pd la sistema in un ente pubblico, finanziato dalle tasse dei cittadini ma i cui vertici vengono decisi dalla politica. Senza alcuna competenza specifica, Lorenzetti si ritrova a capo di Italferr, una società di progettazione del gruppo Ferrovie dello Stato, e da lì continua a fare quello che ha sempre fatto: il funzionario di partito che risponde al partito e alla conventicola d’affari.  

Le intercettazioni telefoniche raccontano con precisione lancinante il sottobosco che soffoca la crescita e il futuro di questo Paese. C’è un geologo, Walter Bellomo, inserito in una commissione tecnica in quota Pd, perché anche nelle commissioni tecniche si entra «in quota» come alla Rai, dove una volta prendevano «un democristiano, un socialista, un comunista e uno bravo», finché per ridurre i costi limitarono le assunzioni ai primi tre. Questo geologo riesce a far passare la soluzione gradita alla presidente Lorenzetti, che subito si prodiga con Anna Finocchiaro per rimediargli un posto in lista alle elezioni. L’operazione non riesce perché evidentemente ci sono altri compagni ancora più zelanti da piazzare, e il geologo ci rimane male. Un altro funzionario, Fabio Zita, ha invece il torto di anteporre gli interessi dello Stato a quelli della Lorenzetti e ostacola l’appalto: viene riempito di insulti da un sodale della presidente e, quel che è peggio, rimosso dall’incarico per ordine del governatore della Toscana, Rossi, anche lui democratico di rito dalemian-bersaniano. 

Questa storia ci ricorda tre banalità abbastanza scomode. La prima: non è vero che la magistratura indaga sempre e soltanto Berlusconi. La seconda: se in questi vent’anni una parte consistente del centro-sinistra non ha davvero combattuto il capo del centrodestra più anomalo del mondo è perché anch’essa aveva l’armadio tintinnante di scheletri. Cane non morde cane, e ogni cuccia ha il suo Dudù. La terza, che poi sarebbe l’oggetto di questo articolo: la sinistra che ancora scalda i cuori stremati dei suoi elettori è quella che parla di Bene Comune e combatte le privatizzazioni feroci. Ma se vuole rendere credibile il proprio progetto, non può continuare a raccontarci la favola che per far funzionare le aziende pubbliche basta sostituire i dirigenti incapaci e corrotti con altri preparati e onesti. Dovrebbe avere il coraggio di andare alle origini della malattia, sottraendo ai partiti la scelta di quei dirigenti, affinché lo Stato smetta di essere una Cosa Loro mantenuta da NOI
 MASSIMO GRAMELLINI


A.I.A.. decreto 693 ITALCEMENTI 2008, AIA PETROLCHIMICI, ANZA' SALVATORE, ENRICO ROSSI TAV, FABIO ZITA.TOLOMEO PIETRO, GENCHI, SANSONE VINCENZO, VAS, via, WALTER BELLOMO, ZUCCARELLO NATALE,

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