Vitù ‘ca si muore”. Queste le parole rivolte un anno fa daGiuseppe Abbate, presunto reggente di Cosa nostra a Giardinello, al consigliere comunale Vito Donato a pochi giorni dal voto delle elezioni per la scelta del sindaco. Parole che testimoniano il legame tra la mafia e la politica locale e mettono, dopo il caso di Isola delle Femmine, a rischio di scioglimento per infiltrazioni mafiose i comuni di Montelepre e Giardinello. Potrebbe essere una conseguenza diretta dell’operazione ‘Nuovo Mandamento’ condotta  colonnello dai carabinieri del Gruppo di Monreale, guidati dal colonnello Pierluigi Solazzo.
Le microspie hanno infatti intercettato e registrato il colloquio tra il presunto boss e il consigliere in cui Abbate rimproverava Donato di aver spostato un candidato al Consiglio comunale da una lista all’altra senza averlo interpellato. Dalle indagini emerge che il presunto reggente mafioso di Giardinello avrebbe sostenuto la candidatura a primo cittadino di Giovanni Geloso che poi sarebbe stato eletto.
Abbate è presente, inoltre, in altre intercettazioni, questa volta con il sindaco di Montelepre, Giacomo Tinervia, che incastrerebbero il primo cittadino per i reati di estorsione . Tinervia è uno dei 37 arrestati nel corso dell’operazione.


Operazione Nuovo Mandamento. In cella il sindaco di Montelepre, insieme al capomafia locale. Ecco i nomi di chi comanda a Borgetto, Partinico, Giardinello e Torretta

Duro colpo dello Stato alla mafia di casa nostra. I Carabinieri del gruppo di Monreale all’alba di oggi hanno portato dietro le sbarre vecchi e nuovi capi del mandamento di Borgetto, Partinico, Montelepre, Giardinello, Torretta, San Giuseppe Jato, Altofonte e Monreale. Tanti i nomi conosciuti, molti già pregiudicati ma a fare eco e a sconvolgere c’è quello di Giacomo Tinervia, sindaco di Montelepre, che è finito in cella insieme ad altri 36 tra boss e gregari. Il primo cittadino è accusato di concussione e concorso esterno in estorsione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Tinervia sarebbe coinvolto nell’imposizione del pizzo alla ditta che si è aggiudicata i lavori di ristrutturazione del palazzetto dello sport “Don Pino Puglisi”. L’impresa avrebbe pagato 7.000 mila euro al sindaco ed altri soldi alla mafia locale rappresentata da Giuseppe Lombardo 34 anni (arrestato anche lui) che per un periodo era stato destituito dal suo ruolo di potere perchè non considerato affidabile dalla cosca a causa di una forte situazione debitoria che aveva contratto e legata alla gestione economica dell’azienda agricola di famiglia ma anche a causa di un vecchio contrasto fra il nonno Salvatore Lombardo classe 1922 (anch’egli coinvolto nell’operazione di oggi) ed i boss Vito e Leonardo Vitale di Partinico. Ad incastrare il sindaco Giacomo Tinervia sono state le intercettazioni, in realtà i Carabinieri seguivano il capomafia Giuseppe Lombardo. Lo hanno sentito mentre ricordava ai suoi di avere scoperto che Tinervia avrebbe intascato una tangente e di averlo richiamato all’ordine: “Che è Giacomino? Quanto ti sei fottuto? Minchia ma io… Quanto ti sei fottuto tu? Dice, ma che c’entra. Giacomino, allora non lo hai capito, quanto ti sei fottuto tu? Giusè, dice, che in tutto il lavoro mi può dare sei, settemila euro? Ah, lo hai messo a posto tu? Ma che c’entra, io poi te li facevo avere. Giacomino, me li facevi avere che? Gli ho detto, duemila euro? Dice, quelli che restavano. Quelli che restavano? Gli ho detto, ventimila euro voglio”. Così, dopo il rimprovero del boss, il sindaco avrebbe fatto da intermediario con l’imprenditore, per non scontentare Cosa nostra. E l’imprenditore pagò anche il pizzo, 20 mila euro. Mentre il sindaco aveva già intascato 7 mila euro. E’ chiara dunque come afferma lo stesso procuratore aggiunto di Palermo Francesco Messineo che “Cosa nostra continua a influenzare e condizionare pesantemente le strutture politiche locali verso le quali ha un interesse spiccato”. Altri due casi sono poi riconducibili ad interventi di affiliati in attività connesse ai lavori pubblici per la ricostruzione del parcheggio multi piano di Montelepre e ad una pizzeria di Giardinello. Ma non finisce qui, gli appetiti della mafia nella politica si estendono anche alla vicina Giardinello. Sempre secondo quanto affermano gli inquirenti, le elezioni amministrative del maggio 2012 sarebbero state inquinate dalla mafia ed in particole da Giuseppe Abbate 40 anni, che è stato arrestato. I magistrati scrivono che due candidati su tre alla poltrona di sindaco si sono rivolti al capomafia Abbate per avere il suo sostegno. Il boss si sarebbe schierato con Giovanni Geloso, attuale sindaco. Il giorno della sua elezione, il padrino telefonò soddisfatto all’amante: “Vedi che noialtri abbiamo fatto un figurone. Il botto noialtri lo abbiamo fatto, no loro”. Abbate amava farsi bello con l’amante, e quando andava in giro per il paese lasciava il telefonino acceso. Così da farle sentire i suoi discorsi di rispettato capomafia. Un giorno, il boss rimproverò l’ex consigliere comunale Vito Donato perchè aveva discusso dello spostamento di un candidato da una lista all’altra senza interpellarlo: “Vedi che si muore Vitù – esordi al telefono, mentre l’amante ascoltava il colloquio (e pure i carabinieri ascoltavano) – la politica non si fa così, la politica noialtri la dobbiamo fare giusta, precisa”.
Anche un altro candidato a sindaco, Marcello Bommarito, avrebbe chiesto l’aiuto del padrino per la nuova tornata elettorale. Così almeno diceva il capomafia in un altro dialogo con l’amante per le strade del paese. E l’ex sindaco di Giardinello, Salvatore Polizzi, chiese invece aiuto al capomafia per sostenere il figlio, Giovanni, candidato al consiglio comunale: la sua voce è stata intercettata dai carabinieri. Per i magistrati però le condotte tenute dai rappresentati politici di Giardinello non solo rilevanti. Tornando a Montelepre oltre a Giuseppe Lombardo, nell’inchiesta viene coinvolto anche suo fratello Salvatore che vive da 20 anni negli Stati Uniti. In America avrebbe voluto diventare uomo d’onore ma per fa ciò doveva staccarsi dalla famiglia di Montelepre e così consegnò una lettera a Calogero Caruso, detto u ziu lillo, 69 anni, capomafia di Torretta (arrestato), il mittente era Gambino di New York (coinvolto nell’indagine Iron Tower). E sempre a Montelepre è stato arrestato il romeno Valica Buzila 42 anni. Mentre un altro torrettese finito in cella è Salvatore Prestigiacomo 40 anni. Spostandoci invece nei territori di Borgetto e Partinico, qui comandano sempre gli stessi. I carabinieri hanno arrestato Giuseppe Speciale 29 anni, genero di uno dei boss Vitale, rinchiusi al 41 bis e cognato di uno dei rampolli dei Fardazza, Giovanni Vitale arrestato nell’operazione The End del 30 novembre del 2011. In quell’occasione in cella era finito anche Antonino Giambrone 33 anni, poi tornato in libertà e messo a capo del mandamento di Borgetto proprio dal giovane Vitale. Ma a quanto pare al clan non piaceva il comportamento di Giambrone e così Speciale decise di affiancargli un altro degli arrestati di oggi Angelo Cangelosi 39 anni, il quale però non aveva accettato l’incarico perchè fedele ad un altra cordata, quella di Salvatore Corrao.


Mafia. Smantellato super mandamento, 37 arresti, coinvolto pure il sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia

L'insospettabile Giacomo Tinervia, eletto in una lista civica di centrodestra, è accusato di estorsione e concussione. L'operazione "dimostra la perdurante presa di Cosa nostra sulle strutture politiche locali" e 




"Cosa Nostra" era pronta a risorgere nel palermitano, con legami stretti da Palermo e provincia a Camporeale.

Il mandamento mafioso si stava riorganizzando, con nuove leve, un blitz dei carabinieri all'alba ha disarticolato un nuovo “super mandamento” mafioso, affiliato al clan di Camporeale, 37 le persone finite in manette con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione, e circa 300 militari impegnati nell'operazione antimafia. Le indagini, avviate nel 2010 e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno documentato come Cosa nostra si stia riorganizzando, attraverso la costituzione del "nuovo mandamento di Camporeale", nato dalla fusione di due mandamenti storici quello di “San Giuseppe Jato” e di “Partinico”. Tra gli arrestati c’è anche Giacomo Tinervia, sindaco di Montelepre, l’accusa nei confronti del politico che è stato eletto in una lista civica, è di concussione e concorso in estorsione. Secondo gli investigatori, Tinervia avrebbe avuto stretti rapporti con il capomafia del paese Giuseppe Lombardo, anche lui tra gli arrestati. L'indagine, condotta dai Pm della Dda Francesco Del Bene, Sergio De Montis e Daniele Paci, ha documentato numerosi episodi di estorsione ed anche la preparazione di un omicidio attraverso un'intercettazione ambientale, nonchè la gestione del nuov giro mafioso affidata ad una specie di manger di Cosa nostra Antonino Sciortino, 51 anni, un allevatore di Camporeale tornato in libertà nel 2011 dopo essere stato detenuto al regime del 41 bis, progetto ereditato dal boss Domenico Raccuglia finito in carcere. Seguendo il nuovo manager di Cosa Nostra, i carabinieri hanno ricostruito gli organigrammi del “super mandamento e i suoi interessi, compresi i collegamenti con la mafia americana. Le indagini hanno permesso inoltre di fare luce su diversi casi di estorsione, anche su una serie di furti di bestiame destinato alla macellazione clandestina, ma la mano di cosa nostra aveva anche progettato di uccidere, gli inquirenti hanno ricostruito un recente caso di lupara bianca, con il sequestro e il successivo omicidio della vittima. I boss della provincia di Palermo erano corteggiatissimi dai politici. Emblematico quanto è accaduto a Giardinello: due candidati su tre alla poltrona di sindaco si sono rivolti al capomafia locale, Giuseppe Abbate, per avere il suo sostegno. Naturalmente, il boss si schierò con il più forte, Giovanni Geloso. Il giorno della sua elezione, il padrino telefonò soddisfatto all'amante: "Vedi che noialtri abbiamo fatto un figurone. Il botto noialtri lo abbiamo fatto, no loro".

Abbate amava farsi bello con l'amante, e quando andava in giro per il paese lasciava il telefonino acceso. Così da farle sentire i suoi discorsi di rispettato capomafia. Per i carabinieri del Gruppo di Monreale è stata un'occasione unica, così sono state documentate le relazioni inconfessabili di Cosa nostra. Un giorno, il boss rimproverò il consigliere comunale Vito Donato perchè aveva discusso dello spostamento di un candidato da una lista all'altra senza interpellarlo: "Vedi che si muore Vitù - esordi al telefono, mentre l'amante ascoltava il colloquio (e pure i carabinieri ascoltavano) - la politica non si fa così, la politica noialtri la dobbiamo fare giusta, precisa".

Anche un altro candidato a sindaco, Marcello Bommarito, avrebbe chiesto l'aiuto del padrino per la nuova tornata elettorale. Così diceva il capomafia in un altro imperdibile dialogo con l'amante per le strade del paese. Il sindaco uscente di Giardinello, Salvatore Polizzi, chiese invece aiuto al capomafia per sostenere il figlio, candidato al consiglio comunale: la sua voce è stata intercettata dai carabinieri. La posizione degli esponenti politici di Giardinello è adesso al vaglio della magistratura. Intanto, i loro nomi sono finiti nel provvedimento firmato dal gip Petrucci, che ha portato in carcere i capimafia della provincia.