COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






mercoledì 2 novembre 2011

Dipendente Comunale contro il Comune per mobbing

Dipendente Comunale contro il Comune per mobbing
Alcamo. Caso Spinò, consigliere comunale rinviato a giudizio

 



Strascichi ancora pesanti sulla vertenza di un dipendente contro il Comune di Alcamo per mobbing. Dopo la condanna dell'Ente nel luglio del 2010, adesso la vittima Antonino Spinò ha citato in giudizio il consigliere comunale del Pd Peppe Canzoneri, oggi rinviato a giudizio. L'esponente del civico consesso dovrà presentarsi in tribunale il prossimo 23 febbraio del 2012: l'accusa per lui è di diffamazione nei confronti del dipendente comunale. Rischia fino ad un anno di reclusione. Resta ancora come una ferita aperta l'eclatante caso di Spinò che è già costato una pesante condanna al Comune di Alcamo a cui il giudice del lavoro di Trapani ha inflitto un risarcimento di 25 mila euro (oltre a pagare le spese processuali). Adesso però a salire sul banco degli imputati sarà Canzoneri per alcune dichiarazioni rese nel corso di un consiglio nel febbraio di quest'anno. Secondo Spinò il consigliere, all'atto di discutere il riconoscimento del debito fuori bilancio a favore proprio di Spinò per la causa vinta dall'oramai ex impiegato, lo avrebbe diffamato sostenendo che a quell'epoca lo stesso consigliere, allora nella qualità di presidente del Comitato provinciale dell'Inps di Trapani, verificò l'inesistenza di casi di mobbing. Canzoneri però si professa assolutamente tranquillo: “Sicuramente Spinò ha travisato il senso delle mie dichiarazioni – replica – in quanto ho semplicemente invitato il Comune a recuperare tutta la documentazione relativa ad una commissione d'inchiesta che nel 2002 arrivò alla conclusione che non vi fu alcun caso di mobbing. Io stesso ho verificato la situazione ma stiamo parlando di fatti antecendenti alla vera e propria vertenza che avviò l'ex impiegato. Non entro nel merito del caso ma il Comune ha il diritto di difendersi in appello. Ciò che ho detto è che l'Ente non può far passare il messaggio che Spinò fu vittima del mobbing solo perchè appartenente ad una coalizione politica apposta a quella dell'amministrazione. Ma comunque ho invitato il Comune ha pagare quanto dovuto considerata la sentenza di secondo grado”. Spinò documentò di avere subito soprusi dal 1994 al 2005 da parte dell’amministrazione comunale: vessazioni e continui trasferimenti da un ufficio all’altro. In pratica, stando alle motivazioni che hanno determinato la sentenza, Spinò sarebbe stato vessato e continuamente trasferito da un ufficio all’altro, in tutto quest’arco temporale, soltanto perché aveva sostenuto, nella campagna elettorale del 1993 culminata con la vittoria del centrosinistra guidato da Massimo Ferrara (sindaco di Alcamo da allora fino al 2001), il candidato alla carica di primo cittadino per la coalizione di centrodestra, Sebastiano Benenati.

Persecuzione, discriminazione, mobbing, diffamazione, discredito per poi passare a denunce a querele, per "annientare chi liberamente con la propria coscienza e con il proprio spirito critico si  oppone  al potere costituito dei politicanti,  affaristi,  lecchini e portaborse che  amministrano la COSA PUBBLICA

A Isola delle Femmine valga l'esempio di:
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