COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






sabato 25 dicembre 2010

Anche quest'anno è Natale

DAL BLOG DI ELENA

Πόλεμος πάντων πατήρ

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.” Antonio Gramsci

Anche quest’anno è natale…

… e siamo tutti più buoni.

.
Forse voi. Io no. Io sono la solita vecchiaccia ipercritica e non ne posso più di tutto questo buonismo, di questi inviti al “volemose bene” che tanto non cambiano la vita di alcuno. Di questa corsa al regalo ed alla tavola di prelibatezze dal costo proibitivo. Che poi magari il tuo vicino ti sta pure antipatico, ma è natale e non glielo puoi dire… e questo è proprio il meno.
Sono stanca di un babbo natale che sarà pure rosso, come dice Crozza, ma è anche parziale e fazioso, visto che continua a portare il superfluo a chi non sa che farsene e agli altri, se va bene, nulla.

Data la premessa, non credo vi stupiranno i miei auguri… che cominciano con una “frase storica”:
“Caro Gesù Bambino, ti ringrazio per aver esaudito i miei desideri dell’anno scorso. Ti avevo chiesto di eliminare la fame nel mondo, ed infatti quelli che avevano fame sono quasi tutti morti.” (Giobbe Covatta)
e adesso, una galleria di immagini. Nemmeno tutte, sono stata attenta a non disturbare troppo la sensibilità di qualcuno…

Infine gli auguri veri e propri: ai diseredati della terra, agli emarginati, ai diversi, agli studenti incupiti, ai lavoratori cassintegrati precarizzati sfruttati disoccupati mobilizzati, alle parti civili dei processi contro aziende criminali, ai profughi, agli immigrati in cerca di futuro e pace, ai preti di strada, a chi combatte mafia e poteri forti, ai poliziotti democratici, ai malati, ai giudici coscienziosi, ai volontari, agli aquilani traditi, ai napoletani presi per i fondelli, ai comunisti in cerca di casa, a chi fa quello che dice, agli anarchici bastonati, agli ultimi ed agli umili ed a tutti gli amici che condividono le mie passioni e le mie lotte va il mio pensiero e l’augurio che l’anno nuovo ci porti una società più equa e solidale e pacifica (senza scordare che ce la dobbiamo conquistare).



A tutti gli altri, gerarchie ecclesiastiche e politiche, ai potenti della terra, ai sepolcri imbiancati di qualsiasi tipo e natura ed ideologia, alle forze dell’ordine dal manganello facile, ai duri con i deboli e servi con i forti, ai carrieristi, ai liberisti, ai ladri, ai collusi, ai dittatori più o meno in atto… auguro che si possano svegliare un giorno con il dio in cui dicono di credere che chiede loro conto del comportamento tenuto, e che li giudichi con giustizia.
Perché per me, o è natale per tutti, o non lo è per alcuno.
Elena

 
24 dicembre 2010
fonte:  http://solleviamoci.blogspot.com/2010/12/anche-questanno-e-natale.html
 

Culture per il Cambiamento

Un Natale diverso è possibile?

Il Natale è alle porte. Ma com’è e cos’è il Natale per chi cerca di “vivere ecologico”, per chi cerca di “decrescere”, di allontanarsi dalla società mercificata per riscoprire il valore del dono, del tempo libero, della lentezza e dell’ozio?

di Daniel Tarozzi - 24 Dicembre 2010

Il Natale ha ormai perso di senso ed è diventato sinonimo di stress e consumismo... 
Natale. Per molti una festa religiosa in cui si celebra la nascita del figlio di Dio. Per altri una festa legata ai regali, al consumismo, ai pranzi di famiglia più o meno sentiti, più o meno obbligatori.
Per i bambini il giorno più bello dell’anno, quello in cui si aprono i pacchetti sognando i regali tanto desiderati, in cui arriva Babbo Natale, in cui immaginazione e magia per un attimo si confondono e si tramutano in realtà.
Ma cos’è e com’è il Natale per chi cerca di “vivere ecologico”, in equilibrio con persone, animali e natura? Che cos’è e com’è il Natale per chi cerca di “decrescere”, di allontanarsi dalla società mercificata per riscoprire il valore del dono, del tempo libero, della lentezza e dell’ozio?
Ad uno sguardo superficiale può sembrare un Natale noioso, privo di magia, di calore, di allegria. E forse in alcuni casi lo è.
Ma chi vive autenticamente questi valori, forse, è il vero mattatore delle feste natalizie.
Vediamo alcuni casi.
Sapori e odori. Il Natale, si sa, è tempo di tradizioni. E quindi milioni di italiani si affannano a ripetere ossessivamente il medesimo menù, spesso a base di carne. Per i vegetariani diventa difficile accettare l’invito al pranzo di famiglia. Devono destreggiarsi tutto il tempo tra parenti vecchi e “nuovi” che premurosamente lo ossessionano per tutta la durata del pranzo. Le frasi da lui più pronunciate? “No grazie”, “sì, sono vegetariano”, “no, davvero, sto bene così”.
 
Gli altri commensali si avventano con passione sulle pietanze, ma spesso finiscono con il rimanere delusi nella ripetizione sempre più nota di gesti, gusti, sapori.
Il Natale, invece, nelle sue diverse accezioni, è una festa di rinascita e richiederebbe un’evoluzione, una scoperta, un ampliamento.
E qui arriva la riscossa del vegetariano! Quest’anno tocca a lui organizzare il menù. Schiere di parenti arrivano angosciati a casa sua. Cosa gli toccherà mangiare? I più previdenti si sono organizzati nascondendo nella borsetta di lei un agnello, del ragù di cinghiale, e un quarto di bue per i momenti di sconforto.
Arriva il momento in cui vengono servite le portate. Lo stomaco si contrae preventivamente. Fino a quando... “Buono questo pasticcio di... che roba è?” “Mi devi dare la ricetta!” “Ottima questa pasta alle verdure...” “E questa torta rustica...” “Non l’ho mai mangiata”. “È divina!” I palati si risvegliano da anni di routine e cantano gioiosi, l’allegria dilaga e per una volta l’argomento più diffuso non è la finta solidarietà verso il povero vegetariano, ma le ricette da lui utilizzate, il gruppo di acquisto solidale in cui ha comprato questi ingredienti così buoni e genuini, la riscoperta dei sapori che persino la nonna aveva dimenticato e così via.
Finito il Natale i commensali tornano a casa contenti. Certo non sono diventati vegetariani, ma nessuno glielo chiedeva! Però, per una volta, hanno vissuto una festa basata sulla scoperta anziché sulla morte e sul dolore.
Illuminazioni, alberi, presepi e decorazioni. Ma ci sono altri italiani molto preoccupati. Quest’anno, infatti, festeggiano il Natale a casa del cugino pazzo. Quello che si è ritirato in campagna, vive isolato come un’eremita, veste in modi improbabili e parla tutto il tempo di risparmio energetico, inquinamento, decrescita, fine del petrolio, nuovi stili di vita. Anche qui ci si prefigura un Natale triste, senza addobbi, né albero, né presepe, per non parlare delle decorazioni e delle luci intermittenti.
Arrivano a destinazione con un’ora di ritardo perché in quella zona non prende il navigatore satellitare, i cellulari non ne parliamo e nessuno ha più una cartina stradale in macchina.


Esiste la magina del Natale o è un'invenzione cinematografica?



Anche se non né abbiamo voglia. Anche se non sappiamo niente di una certa persona. Anche se quella ha già tutto.
E se questa crisi, vera o presunta che sia, diventasse una straordinaria opportunità? Se molti di noi si fermassero per un attimo a pensare veramente alla persona a cui vogliono fare un regalo? Perché non rinunciare alla corsa folle in qualche centro commerciale, decidendo invece di regalare un po’ di amore? Si potrebbe donare un disegno, una lettera, una foto, fatte e pensate per la persona a cui sono destinate. Si potrebbe regalare del tempo. Ci si potrebbero donare dei “buoni”. Io ti regalo un buono valido per un po’ del mio tempo, quello necessario ad aggiustarti quel tubo che sgocciola da mesi. Io ti regalo un buono valido per un po’ del mio tempo, quello necessario a tenere i tuoi figli quando sei impegnato o a insegnarti la mia ricetta speciale, o ad accompagnare te e tua madre a fare una gita al mare. O qualunque altra cosa io possa fare per te.
Doniamo il nostro tempo, la nostra attenzione, il nostro cuore. Sarà retorico, banale, buonista, ma è anche dannatamente giusto. Se spendessimo meno denaro in cose inutili potremmo avere più tempo libero da dedicare agli altri e a noi stessi. Non sprechiamo quest’occasione. Rinasciamo veramente. Cerchiamo di vivere una festa che non sia basata sulla morte, sullo spreco, sull’inquinamento, sul dolore.
E Buon Natale.
p.s. Scrissi questo articolo nel 2008 per Terranauta. Molte cose sono cambiate dentro e intorno a me, ma mi ritrovo ancora in ogni singola parola di questo pezzo. E ho quindi deciso di reciclarlo!

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