COMUNE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE


ART. 143 DEL T.U.E.L COMMA 1 I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito degli accertamenti effettuati a norma dell ‘articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci, e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori di cui all ‘art. 77, comma 2, ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un ‘alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali o provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino arrecare danno e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica “. La disposizione in esame non definisce espressamente in quali casi debba ritenersi sussistente il collegamento con la criminalità organizzata rilevante ai fini dello scioglimento (cioè adeguato ad esercitare un condizionamento sull' ente che si riverberi sul buon andamento e sulla sicurezza pubblica). ....una adeguata indagine ovvero valutazione sulla posizione degli "amministratori". Nel vigente sistema normativo, lo scioglimento dell'organo elettivo si connota, pertanto, quale "misura di carattere straordinario" per fronteggiare "una emergenza straordinaria" (così Corte Costo 19 marzo 1993, n. 103, nell'escludere profili di incostituzionalità nel previgente art. 15-bis 1.19 marzo 1990, n.55)".


L'asse portante della valutazione che presiede allo scioglimento è costituito, da un lato, dalla accertata o notoria diffusione sul territorio di fenomeni di criminalità organizzata e, dall'altro, dalle precarie condizioni difunzionalità dell'ente territoriale".






venerdì 3 settembre 2010

Rimosso Sindaco Camigliano Cenname PERCHE’ comune virtuoso

Camigliano: rimosso Cenname, unico sindaco virtuoso della provincia dell’emergenza

Con decreto firmato nella giornata di ieri dal Presidente della repubblica, è stato rimosso Vincenzo Cenname dalla carica di sindaco di Camigliano.



Cenname, nonostante sia stato più volte diffidato dal Prefetto di Caserta, si è rifiutato di trasmettere i ruoli relativi alla Tarsu alla società provinciale che si occupa della raccolta dei rifiuti, come previsto dalla legge 26 del gennaio 2010, che introduce la provincalizzazione integrata della raccolta dell’immondizia.
Motivo dell’opposizione il fatto che la raccolta dei rifiuti a Camigliano da anni viene effettuata correttamente, in modo efficace ed efficiente, con costi bassi, ed ha funzionato anche durante l’emergenza del 2007 e 2008. Il piccolo centro caleno ha livelli di raccolta differenziata che si attestano su percentuali intorno al 65%. Per il tasso di vivibilità alto, Camigliano rientra tra i comuni italiani a “cinque a 5 stelle”.
E’ chiaro che il motivo dello scioglimento dovrebbe essere il mancato rispetto di una legge che Cenname ha disatteso volontariamente sentendosi in dovere morale, nell’interesse dei suoi concittadini, di attuare una forma di disobbedienza civile, nella convinzione – forse -che il buon senso potesse prevalere sulla burocrazia.
Non è stato così e noi, come redazione, esprimiamo la nostra solidarietà alla giovane e votatissima fascia tricolore. Per dare un segno tangibile della solidarietà, la redazione ha proclamato una settimana di stato di agitazione. La legge va rispettata da tutti, in particolare da chi rappresenta le istituzioni. Pur non giustificando l’atteggiamento del primo cittadino di Camigliano, riteniamo che nella provincia di Caserta e nel Sud ci siano sacche di illegalità che dovrebbero suscitare l’interesse delle prefetture, che negli ultimi anni in alcune circostanze sono diventate uffici di collocamento per le carriere politiche dei propri funzionari. Nella stessa provincia di Caserta abbiamo assistito a folgoranti carriere politiche di alti dirigenti dello Stato.
Com’è possibile, ci chiediamo, che si intervenga con solerzia e zelo per rimuovere un sindaco che ha sicuramente sbagliato nel non ottemperare alle disposizioni di una legge, ma che ha il pregio di non aver fatto mai sentire la puzza di monnezza ai suoi concittadini? Come mai, ci chiediamo inoltre, che altrettanto zelo e solerzia non siano stati applicati laddove la legge veniva disattesa, e dove la puzza della monnezza si espandeva dai Lidi domiziani fino alla Padania?
Perchè un sindaco che con poche risorse è riuscito a risolvere il problema della raccolta dei rifiuti nel suo piccolo comune rischia di essere rimosso mentre funzionari dello stato generosamente pagati con denaro pubblico, pur non avendo risolto l’emergenza dei rifiuti, sono stati promossi?
Perchè a sindaci pluri indagati, arrestati e condannati è stato permesso di concludere il loro mandato elettorale o di dimettersi mentre un sindaco che gode di un consenso plebiscitario che ha l’unico difetto di essere competente su temi ambientali e ha idee per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti senza dissanguare le casse dello stato rischia di essere mandato a casa?
Evidentemente essere preparati e amministrare nell’interesse esclusivo dei propri concittadini, essere onesti, avere uno spiccato senso dell’etica e della moralità pubblica e assenza di propensione al compromesso sono dei difetti in un contesto sociale, culturale e politico che predilige dinamiche non del tutto coerenti con la cultura della legalità, della meritocrazia e del disinteresse. (comunedipignataro)

Comuni inadempienti: Maroni rimuove i primi tre sindaci
Il Tar riammette 3 sindaci rimossi da Bertolaso
  
Nuovi sviluppi sull’inchiesta sul voto di scambio verificatosi nelle elezioni amministrative.
Nelle prossime settimane la chiusura dell’inchiesta
Delibera Consiglio Comunale  n 52 2009:

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